La sinistra vera non sopporta più la gauche intello, liberale e viziosa

7 Ottobre 2024

Anche la gauche intello, quella vera, nel suo piccolo si incazza. E lo fa con Pier Giorgio Ardeni, economista, che rivolge un appello alla compagna Elly ed agli altri compagni che hanno dimenticato i problemi economici della grande maggioranza degli italiani per dedicarsi ai fondamentali problemi dei cessi per ogni appartenente alle varie categorie di Lgbtqia++++.

Lui, l’economista, è convinto invece che la sinistra dovrebbe occuparsi soprattutto dei problemi del lavoro, della retribuzione, della povertà. Andando a cercare il voto non dei negozianti ed artigiani, che hanno altri interessi non proprio convergenti con la visione della sinistra reale, bensì quelli della metà degli italiani che non votano più poiché disgustati da una gauche che tutela esclusivamente i vizi privati e gli interessi dei ricchi progressisti della Ztl e da una destra fluida che si occupa solo di famigliari, famigli e della difesa del grande capitale, meglio se straniero.

In realtà non si capisce perché gli astensionisti – vittime del lavoro povero osannato dai neomeloniani, ceto medio a stipendio fisso osteggiato da tutti, giovani costretti ad emigrare per ottenere il rispetto delle proprie competenze, anziani massacrati dal mancato adeguamento della pensione all’inflazione, maschi bianchi etero costretti a sentirsi in colpa anche quando vanno in bagno – dovrebbero fidarsi di una sinistra che li ignora o di una destra che li tradisce.

Una sinistra che è passata da

Anonimi compagni, amici che restate

Le verità sociali da forti propagate

È questa la vendetta che noi vi domandiam

 

a Big Mama con

Baby, sono fire, quindi vai, boom

Non sai cosa dirmi ancora, quindi parti e vai in loop

Sono la voce dei diversi, mi spoglio coi versi

E non guardano il talento se non fai view

Sono una donna che spacca, fa strano?

Parlo, ma senza cravatta, fa strano?

Se la mia voce si alza fa strano?

Sul palco, fa strano? Lo spacco, fa strano?

Una sinistra che ha archiviato

Buttiamo a mare le basi americane

 cessiamo di fare da spalla agli assassini

 giriamo una pagina lunga di vent’anni

 andiamo a guadagnare la nostra libertà  

Per andare ad intonare (beh, trattandosi di Fedez “intonare” è fuori luogo)

Scusa, tu dov’eri l’undici settembre?

Ah, non eri ancora nata, allora niente

Sono 2004

Io non sono DiCaprio

Mi porti da Cracco?

Io non sono DiCaprio

Dai, fammi un ritratto

Io non sono DiCaprio

Io non sono DiCaprio, io non sono DiCaprio

Voglio andare a Capri

Ah, ma davvero?

Vuoi essere il mio papi?

Io non sono DiCaprio

È tua la Maserati?

La musica come cultura e come politica. Perfettamente in grado di chiarire il cambiamento radicale della sinistra. D’altronde sul fronte opposto si è cancellato

C’hanno detto “Ragazzi, qualcuno si era sbagliato,
Adesso tutto cambia, viva il libero mercato”.
Ma c’è qualcosa che stona in questo ragionamento

Qualcosa che non perdona, qualcosa che resta nel vento.
Saranno le voci di molti che c’hanno già lasciato e non
Mi pare che siano morti gridando “Viva il libero mercato”.

Anche se tutti…noi no!

Per diventare entusiasti sostenitori di multinazionali e di fondi statunitensi.

Difficile, per la destra fluida e per la sinistra liberale (sostenuta dal Corriere della sera), andare a recuperare sfruttati e penalizzati.

 

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