La Francia guerrafondaia di Macron sfila in armi per celebrare il 14 luglio e il presidente scadente mette il sangue francese (parole sue) a disposizione del cocainomane di Kiev. Ma per celebrare degnamente questa Francia macroniana e poco francese, il 14 luglio la nazionale di calcio viene eliminata dalla Spagna ai mondiali negli USA.
Le beffe del destino, evidentemente. E non si sa se a dolersi di più per la sconfitta siano stati i calciatori della Françafrique o i commentatori italiani. Così convinti che la corazzata multietnica transalpina (multietnica perché ospitava persino un paio di francesi bianchi) avrebbe schiantato qualsiasi avversario, portando sul tetto del mondo il principio della sostituzione etnica.
Ci sarà rimasto male anche Malagò. Che, appena insediato al vertice del calcio italiano, aveva spiegato che, per tornare a vincere, bastava rinunciare a un po’ di giocatori italiani per sostituirli con qualche grande campione acquistato all’estero e rigorosamente con la pelle scura. È vero che assomiglia molto al mercato degli schiavi, ma in questo caso si tratta di ragazzi strapagati, non degli sfruttati nei campi di pomodoro.
Poi, però, è arrivata la Spagna. E ha vinto la semifinale. Dimostrando che il successo non è legato al colore, ma alla capacità individuale ed alla voglia di essere una squadra, in rappresentanza di una nazione.
Certo, la soluzione Malagò è più semplice. Perché insegnare ad impegnarsi non rientra nei programmi.
