La stagione “meno dolente”

28 Luglio 2026

 

 

L’estate è la stagione meno dolente, scriveva Cardarelli.

E questo perché tutto, proprio tutto ci appare come ovattato.

L’aria rarefatta dal Sole. Le membra rese indolenti dal caldo.

La mente che sfuma come in un torpore onirico.

 

Ma…è poi vero?

Perché questa sensazione dell’Estate è, a ben vedere, effimera. Nasce dalla pigrizia, dall’indolenza che ci possiede. Forse anche da un retaggio ormai remoto.

 

Se troviamo la forza di scostare, almeno per un attimo, il velame sonnacchioso che ci copre e ottunde, possiamo vedere ben altro.

Il Mondo è in fermento. Fremiti di guerra lo attraversano. Da nord a sud, da est ad ovest. E spesso esplodono in improvvisi conflitti. Improvvisi in apparenza, perché maturati per lungo tempo. Come un silenzioso cancro.

 

A Nord-est la tragedia ucraina sta giungendo ad una svolta. Probabilmente prossima al finale.

 

Il guitto imposto al governo di Kiev continua a lanciare proclami di vittoria, amplificati dai, servili, Media europei. Tuttavia sembra pressocchè sparito dalla scena. Secondo fonti, in genere ben informate, sarebbe già fuggito all’estero. O si starebbe preparando a farlo.

 

Lasciando dietro di sé un’Ucraina distrutta. E Kiev in macerie, sotto i, sempre più pesanti, bombardamenti russi.

 

Perché, appunto, Mosca si è ormai tolta i guanti bianchi e punta a chiudere la pratica. Definitivamente.

Il che significa che del sogno, per molti versi drogato, ucraino non resterà in piedi praticamente nulla.

 

Il Cremlino ha atteso una soluzione diplomatica della questione. La ha attesa a lungo. Troppo a lungo.

Ora punta deciso a chiuderla militarmente. Costi quello che costi.

 

E potrebbe costare caro a questa Europa in mano a una dirigenza inetta e demente.

Mentre Washington appare sempre più in difficoltà sul fronte iraniano.

 

Dove Tehran, di fatto, ha chiuso il transito nel Golfo. E, in accordo con gli Houthi, anche quello nello Stretto di Bab-al-Mandab. Di fatto preparando una gravissima crisi per gli approvvigionamenti di gas e petrolio nel nostro piccolo, e cieco, “continente”.

E poi vi sarebbe il ribollire dell’Africa subsahariana, con una vera e propria rivolta contro le velleità neocoloniali, soprattutto francesi, guidata dal Burkina Faso.

 

E ancora il Brasile. Che vieta l’ingresso di due diplomatici statunitensi, in “missione” per preparare, secondo i desideri di Washington, le elezioni brasiliane che si svolgeranno fra appena due mesi.

 

Poi la “crisi” di Cuba, sempre più sotto assedio statunitense. Ma anche sempre più sostenuta da Pechino.

Pechino che, a sua volta, assume toni sempre più minacciosi nei confronti del comportamento di Israele e Washington a Gaza. Facendo quasi prevedere un intervento diretto nel prossimo futuro…

 

E potrei continuare…

 

Tutto questa, però, sta avvenendo in queste ore. Nel culmine di questa estate, calda, torpida, declinante.

 

E sembra solo il rombare di un tuono in lontananza.

Una minaccia che ci appare remota. Ovattata…

 

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