La strage infinita sul lavoro, le inutili parole delle istituzioni

11 Aprile 2024

Non sono mancate le frasi di rito di Mattarella, le frasi di circostanza di Meloni, l’indignazione di routine dell’oppofinzione. Sempre il solito copione, dopo ogni strage sul lavoro. Il lavoro che “non è miniera e non è galera”, aveva sostenuto l’immancabile genio di un centrodestra che si infastidisce per ogni riferimento al “sociale”. In perfetto allineamento con Elsa “la belva” Fornero. E per accontentarla, una delle vittime dell’ultimo incidente sul lavoro aveva più di 70 anni. Perché andare in pensione se si può crepare lavorando?

Un lavoro che è sempre più spesso camera mortuaria. Perché alle vittime degli incidenti andrebbero aggiunte quelle uccise dalle malattie professionali. Ma costerebbe troppo intervenire. Rendere il lavoro sicuro, evitare di far lavorare chi è troppo vecchio per continuare, non portare allo sfinimento (anche mentale) chi è alle proprie dipendenze.

No, meglio di no. Si dovrebbe mettere in dubbio tutto il sistema di sfruttamento atlantista. Il modello è questo e va preservato. Se uno muore, è perché doveva morire. Selezione naturale. Se, con gli stipendi da fame, si mangia male, ci si ammala e non ci si può curare, pazienza. Si importano un po’ di schiavi e si va avanti così. Se mancano i soldi, i lavoratori possono fare gli straordinari. Così sono più stanchi quando escono dall’azienda ed aumentano gli incidenti stradali.

E guai ad accusare i governi, di ogni colore, di non far nulla. Sono tutti impegnatissimi ad introdurre nuove regole sui cessi aziendali. D’altronde le politiche del lavoro sono indubbiamente utili per combattere la stitichezza.

Dunque anche questa volta ci si limiterà ad aggiornare il numero delle vittime. Magari qualche esponente della politica e delle istituzioni parteciperà ai funerali, ripetendo il consueto “Mai più!” e rileggendo le solite frasi utilizzate nei precedenti funerali. Perché non si butta via niente, tranne le vite dei lavoratori.

Condividi

Trending posts

Leggi anche