La strategia di Abramo

29 Maggio 2026

 

Credere che Trump sia cieco, privo di idee e strategia, totalmente dominato dall'”amico” Netanyahu, può essere un errore. Un gravissimo errore, nel quale, per altro, cadono i nostri Media, accecati da astio ideologico. E preconcetto.

In realtà, The Donald strategie e programmi ne ha. Anche se molti di questi tradiscono le attese di coloro che lo hanno, negli States, a tutta prima sostenuto.

E che non avrebbero voluto che gli USA si invischiassero ancora in Medio Oriente, sostenendo Israele e confliggendo direttamente con l’Iran.

 

Guerra che Trump ha, di fatto, perso. Non riuscendo nell’intento, inizialmente palese e dichiarato, di un Regime Change a Tehran. Con l’imposizione di un nuovo governo acquiescente – Rheza Ciro od altri – e la, definitiva, eliminazione del dominio degli ayatollah.

 

Tuttavia, the Donald sembra avere una diversa strategia, che gli potrebbe (il condizionale è d’obbligo) permettere di trasformare la momentanea sconfitta in una finale vittoria.

 

Si tratta, a ben guardare, di un allargamento della strategia che stava dietro ai, vecchi, Accordi di Abramo.

Che, nella visione di Trump, dovrebbero dilatarsi a dismisura. Includendo tutti, proprio tutti quei paesi della regione medio-orientale che sono, per una ragione o per l’altra, avversi all’Iran.

 

Quindi gli arabi sauditi, l’Oman, gli Emirati, il Qatar, il Bahrein, il Kuwait.

Ed anche gli egiziani, i siriani di al-Jolani, le forze libanesi avverse agli sciiti di Hezbollah.

 

E, soprattutto, la Turchia di Erdogan.

 

Insomma, in certo qual modo una ricomposizione del fronte sunnita. Una riedizione della Fitna, la guerra endemica fra Sunniti e Sciiti, ma, ovviamente, sotto Guida, e controllo, di Washington.

 

Ed è qui che, però, casca l’asino.

Perché, nel disegno di Trump che si viene delineando e dipanando, vi è un elemento di “disturbo” non da poco. Israele.

 

Infatti questo fronte sunnita, che dovrebbe confliggere e ridurre l’influenza iraniana un tutta l’area, nel disegno del presidente americano dovrebbe avere come obiettivo primario la sicurezza di Israele.

O, addirittura, costituirne l’armatura.

E qui, ovviamente, sorge il problema. Perché Israele viene vista da molti paesi sunniti come una minaccia. Dalla Turchia di Erdogan, soprattutto, ma anche, in modo più velato, dall’Egitto di al-Sisi.

 

E gli stessi paesi della penisola arabica appaiono ben coscienti che sposare troppo ufficialmente la causa della difesa di Israele verrebbe mal visto e mal sopportato dalle loro popolazioni. Con il rischio di sommosse o, addirittura, di rivolte interne.

 

E, poi, vi è il problema di Israele stessa. O meglio del disegno del governo Netanyahu di dare vita alla Grande Israele. Sottomettendo, o meglio ancora spazzando via gli arabi da una vasta area della regione.

 

Un disegno che non può certo venire accettato da alcun governo arabo. Per quanto questi possa essere sottomesso a Washington.

 

The Donald ha, comunque, in mente il suo disegno. E farà di tutto, nei prossimi mesi, per realizzarlo. O, per lo meno, per cominciare a porlo in essere.

 

Cosa accadrà davvero, per ora è difficile dirlo.

Certo che il Patriarca Abramo avrebbe qualcosa da ridire dalla sua, ipotetica e silente, tomba.

 

Condividi

Trending posts

Leggi anche