La Torino-Lione non serve solo per costruttori e merci. Ma le relazioni umane sono ignote a Torino

18 Settembre 2026

Le infrastrutture sono importanti a prescindere. Però dovrebbero essere a sostegno di un modello di sviluppo. Nato da un’idea. E, invece, l’unica idea sviluppata a Torino negli ultimi anni, decenni, è quella delle colate di cemento. Persino la realizzazione della Tav Torino Lione è vista come occasione per investire soldi pubblici in costruzioni. E basta.

In mancanza di una classe imprenditoriale che sappia guardare al futuro, ci si accontenta di garantire commesse ai costruttori. Tunnel e cemento.

È questa mancanza di visione che dà voce ai No Tav. Perché i favorevoli all’opera non vanno al di là del trasporto merci. Che, nei prossimi anni, dovrà fare i conti con il rischio di contrazione del traffico a Suez, con la conseguente perdita di centralità dei porti del Mediterraneo. La Via artica della Seta farà aumentare il traffico, almeno in parte dell’anno, nei mari del nord. L’hanno sperimentata i cinesi, lo stanno facendo gli indiani.

Ma anche il porto di Genova, per far raggiungere alle merci i mercati dell’Europa centrale e settentrionale, utilizzerà soprattutto il passaggio verso Milano. Senza dimenticare i collegamenti dall’Adriatico attraverso il Brennero.

E Torino? Aspetta e spera. Non ci sono progetti per creare un polo di qualsiasi tipo con Lione. Niente scambi strutturali a livello culturale, nessuna collaborazione strategica. La città si autoisola, rinuncia ad un ruolo di primo piano. Perché richiederebbe capacità di pensiero. Al di là del cemento. Richiederebbe la capacità di capire che la Tav è fondamentale per spostare le persone. Perché le idee viaggiano anche online, ma poi è indispensabile incontrarsi, conoscersi.

Troppo impegnativo per chi parla solo di inclusione e non include assolutamente nulla, se non la delinquenza.

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