Insulti, minacce, dimostrazioni muscolari. Israele e Turchia proprio non riescono a trovare una via d’intesa. Erdogan definisce “macellai” gli israeliani che sterminano i palestinesi. E i ministri di Tel Aviv rispondono con lo stesso tono. Poi lo show finisce, i giornalisti se ne vanno, le telecamere si spengono. Ed i duellanti si siedono attorno a un tavolo per parlare di affari. E che affari..
L’ufficio turco di statistica (in pratica l’ISTAT di Ankara) ha reso noto che, a gennaio, la Turchia ha venduto a Israele polvere da sparo, esplosivi, sostanze infiammabili, munizioni e pezzi di ricambio per armi.
Non proprio un esempio di coerenza rispetto ai proclami altisonanti. D’altronde nei Paesi arabi nessuno ha neppure finto di scandalizzarsi per le dichiarazioni di Almog Cohen, membro della Knesset: “Il Ramadan è il momento migliore per uccidere i palestinesi perché sono tutti stanchi e a digiuno. Dobbiamo spezzare i palestinesi durante il Ramadan. Non possono essere risparmiati”. Dichiarazioni in perfetto stile umanitario.. D’altronde il Tg5 continua a raccontare che Israele continua a concedere aperture al dialogo. Anche troppe aperture, secondo l’espressione facciale del telegiornalista di Mimun. E si fa finta di niente se Israele bombarda il Libano mentre Giorgia Meloni è in visita a Beirut. Tanto per dimostrare il grande ruolo internazionale del presidente del consiglio italiano.
