Selcuk Bayraktar. Probabilmente, come facilità di pronuncia per gli italiani, era preferibile Recep Erdogan. Ma il sultano turco ha già annunciato che l’imminente campagna elettorale per le amministrative sarà il suo ultimo impegno per le urne. Dunque quando scadrà il mandato che lo ha riconfermato alla guida della Turchia, abbandonerà la politica. Perlomeno quella gestita direttamente.
Perché il nome che si inizia a fare in vista della sua per nulla imminente successione è, appunto, quello di Bayraktar. Che, non a caso, è suo genero. Il marito della figlia Sumeya. Non che la cosa debba stupire più di tanto, soprattutto in Italia dove qualche ministro viene scelto per legami famigliari. Ed anche qualche responsabile politico del partito di maggioranza.
Però una differenza, sostanziale, esiste. Perché Bayraktar la popolarità se l’è conquistata sul campo. Anzi nei cieli. È sua, infatti, l’azienda che produce i droni turchi diventati famosi per aver risolto, in pochissimi giorni, il conflitto tra Azerbaijan (che li ha utilizzati) e Armenia. Per poi essere impiegati anche in Ucraina.
Ma era l’impiego da parte dell’Azerbaijan ad aver modificato la strategia dei nuovi conflitti e questo ha assicurato a Bayraktar una enorme popolarità in Turchia. Ha suscitato l’orgoglio di tutti per un successo internazionale al di là delle aspettative ed anche al di là dei guadagni per l’azienda produttrice.
Su questi aspetti può basarsi anche la carriera politica di Bayraktar che si è laureato negli Stati Uniti e che appare un predestinato non in quanto genero di Erdogan bensì per ragioni di merito personale. Forse potrebbe addirittura nuocergli, considerando che la meritocrazia non pare l’elemento che caratterizzi le carriere politiche dei maggiori esponenti atlantisti.
Per questo Bayraktar si è anche fatto notare nelle manifestazioni contro la macelleria israeliana a Gaza. E poco importa se poi, neanche troppo sottobanco, Ankara vende le armi ai macellai. D’altronde la forza della Turchia risiede proprio nella sua ambiguità. Paese Nato che fa affari con Mosca, nemico di Israele che continua ad aiutare, asiatico ma con una sponda in Europa. Nemico di tutti e di tutti amico. Un gioco difficile e non è detto che basti essere un ottimo imprenditore per riuscire a giocarlo.

