L’Ungheria, la Slovacchia…e ora anche la Slovenia. Sempre più paesi cominciano a prendere le distanze dall’Unione Europea. A rivendicare, non senza orgoglio, il loro essere Stati indipendenti. Con una visione del mondo, ed una politica, che non accettano venga dettata dagli eurocrati di Bruxelles.
Piccoli Stati, certo. Eppure rappresentano un segnale ben preciso. E stanno preoccupando i vertici della, cosiddetta Unione. Abituati a dettare legge, incontrastati dalle, inette, élite di governo. Elette da popoli di cui, per lo più, non curano gli interessi.
Il segnale, come dicevo, è preciso. E il fenomeno si sta dilatando. Rapidamente.

La Polonia ha un nuovo Presidente. Un Presidente di estrema destra. Ma destra, come si usa dire oggi, “sovranista”. E il nuovo leader ha detto chiaro e tondo a Bruxelles che le decisioni fondamentali per il paese le prendono loro. Non accettando ingerenze, o peggio imposizioni, da una Commissione mai votata da nessuno.
Intendiamoci bene. Karol Nawrocki è polacco. Non ama i russi. Tuttavia non accetta che a decidere la guerra, e i conseguenti destini della Polonia, sia Bruxelles. La Von Der Leyen e associati.
In effetti tutte queste forze emergenti in paesi UE orientali, appaiono molto diverse fra di loro. Tuttavia hanno un punto di contatto fondamentale. Un minimo comune denominatore. Non accettano di subire, proni e passivi, i diktat della Commissione. Soprattutto se tali diktat rappresentano il destino, la vita o la morte, dei loro Paesi. Dei loro popoli.
È uno sfaldarsi, ormai sempre più rovinoso, della estensione, inopportuna ed impropria della UE ad oriente. La campana a morto per una certa visione burocratica e verticista dell’Europa.

Intanto, gli eurocrati tentano di consolarsi con l’annuncio dell’ingresso della Bulgaria nell’area euro.
A Sofia le gabole, volte a falsare i risultati elettorali, sembrano aver funzionato.
Almeno per ora.