La vita di un lavoratore vale molto meno di quella di un rapinatore

18 Luglio 2026

Per la giustizia italiana la vita di un bracciante vale molto meno di quella di un rapinatore. Per la morte di Satnam Singh, il bracciante indiano che aveva perso un braccio e che il suo datore di lavoro aveva accuratamente evitato di portare in ospedale, è stata stabilita una provvisionale di 120mila euro. Per i due rapinatori uccisi dal gioielliere Roggero la provvisionale è di 780mila euro. Non entriamo nel merito degli aspetti legati agli anni di carcere comminati dai giudici. Limitiamoci al valore venale dei risarcimenti.

Provvisionali, appunto. Perché in entrambi i casi la cifra finale sarà superiore. Però si parte da questo dato: 120mila contro 780mila. Che anche divisi per due rappresentano comunque il triplo rispetto al valore assegnato dalla giustizia italiana ad un lavoratore morto mentre lavorava. Ma forse, per i magistrati, anche le rapine rappresentano un lavoro da tutelare. Da tutelare bene.

Perché, sulla base delle pretese dei famigliari dei rapinatori, Ruggero dovrà pagare complessivamente più di 4 milioni di euro. In pratica quasi 4 volte di più di quanto hanno pagato i responsabili della morte di una giovane operaia a Prato. Una ragazza italiana che lavorava onestamente per mantenersi e mantenere la propria bambina.

Però anche lei, come il bracciante indiano, vale meno di chi si arricchisce rapinando chi lavora. E allora si capisce perché, in Italia, muoiono molti più lavoratori rispetto ai rapinatori. Risarcire i famigliari di una persona onesta e che lavorava è molto più conveniente. Ed è ancora più conveniente uccidere risultando nullatenente. I parenti di Pamela Mastropietro, violentata e uccisa da Oseghale, non hanno ricevuto nulla, nonostante una elevata provvisionale, poiché l’assassino risultava nullatenente.

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