Un romanzo? Forse una fiaba. Una fiaba dei giorni nostri, ambientata sulle Alpi Marittime, tra Piemonte e Liguria. Con il sogno di una sorta di castello, di un principe azzurro, di una giostra per bambini che ascoltano musica classica. Ma nell’ultimo libro di Lorenza Gentile, “La volta giusta”, edito da Feltrinelli, ciò che appare più inverosimile è la felicità, la passione, anche l’amore con cui una piccola comunità montana, alle prese con lo spopolamento, accoglie una nuova arrivata che intende riaprire una vecchia locanda, il negozio, il bar e ristorante.
Eppure, secondo logica, questo dovrebbe essere proprio l’atteggiamento giusto di fronte ad un tentativo quasi eroico che può permettere la sopravvivenza di una comunità in declino.
Invece questa è stata l’estate in cui è emerso un profondo odio tra le piccole comunità di tutta Italia, isole comprese, ed i “foresti”, la “gente di via”, gli intrusi. Poco importa se si tratti di turisti, di proprietari di seconde case, di nuove famiglie insediate. Odio da entrambe le parti, ça va sans dire.
Invece Lorenza Gentile (nomen omen) racconta una storia di piccole e grandi gentilezze, di un inserimento difficile materialmente ma reso facile dalla collaborazione dei pochi abitanti rimasti nel paese. Tutti uniti per salvare un luogo dove i bambini sono troppo pochi per giustificare una scuola, dove il turismo dello sci è solo un ricordo. E dove persino la burocrazia dimostra di avere un cuore.
A Champoluc, il 4 agosto, l’autrice racconterà se un luogo così esiste davvero, se l’ha conosciuto. O se è solo il sogno di una ragazza milanese che preferisce ignorare gli scontri tra residenti e foresti, tra chi non vuole intrusi e chi si illude di essere accettato.

