Per fortuna la cultura non rientra nelle abitudini dei Crosetto. Zio e nipote che tanto hanno sofferto e si sono indignati per i saluti romani alla commemorazione dei tre ragazzi di destra assassinati ad Acca Larentia. E che rischierebbero l’infarto andando a vedere la mostra che il Politecnico di Torino ha dedicato all’architetto Carlo Mollino. Non solo perché i lavori dell’architetto – iniziati durante il tragico ventennio – sono improntati al razionalismo che alcuni definiscono come “architettura fascista”, ma perché è esposta una lettera in cui il mittente termina la missiva destinata a Mollino con “camerateschi saluti”.
Agghiacciante, lo definirebbero i due politici di Fdi. Per usare la loro stessa espressione nel caso dei saluti romani. E poco servirebbe spiegare loro che Mollino non era fascista, era estraneo alla politica, eppure non aveva il benché minimo problema per lavorare, tanto e bene. Così come non servirebbe a nulla spiegare che la lettera, spedita negli Anni 60, era stata scritta da un appartenente alla pattuglia acrobatica delle Frecce Tricolori ed anche in questo caso i saluti camerateschi non avevano alcuna connotazione politica e nostalgica.
Però anche la vita privata di Mollino potrebbe creare disagio ai due politici tanto corretti politicamente. Perché l’architetto era anche sciatore, alpinista, pilota acrobatico di aereo, pilota di auto che lui stesso aveva progettato per la 24 Ore di Le Mans. Insomma, assomigliava tanto a quei personaggi così diversi dai politici odierni e che spaventano gente come i Crosetto.

