Lagioia: niente critiche della droite intello ai vertici della destra fluida di governo

16 Ottobre 2024

Nicola Lagioia, scrittore minore e sopravvalutato, oltre che dimenticabile guida del Salone del libro di Torino nelle edizioni della censura più indecente, va a farsi intervistare dal fascistologo Formigli su La 7 e, tra le immancabili banalità del politicamente corretto, riesce persino a dire qualcosa di interessante.

Bisogna avere lo stomaco forte per superare la consueta zuppa indigesta preparata dalla compagnia di giro della gauche intello. Si invitano a vicenda, si promuovono, si coccolano, trasformano la merda in cioccolata e il politicamente corretto in verità suprema. Il solito, squallido, giochino. Se poi i telespettatori sono poco più di 800mila e lo share non arriva al 7%, beh una ragione ci sarà.

Comunque che ha detto di intelligente il censore Nic? Ha ripreso la vecchia invettiva di Nanni Moretti contro la sinistra di allora che si era stemperata nell’Ulivo: “Con questi dirigenti non vinceremo mai”. Una frase ripresa, di recente, da Antonio Padellaro per accusare i vertici del ridicolo campo largo. Ma Formigli, antifà con la bava alla bocca, non è interessato ai problemi della sinistra. Meglio occuparsi degli intellettuali di destra, soprattutto dopo la vergognosa vicenda dell’ex ministro delle cerimonie partenopee e dopo la supercazzola del nuovo ministro.

Ed allora l’eroico Nic, non proprio un cuor di leone super partes, ironizza sulla paura degli intellettuali di destra nel contestare i vertici politici della propria parte. Oddio, la conoscenza di Lagioia degli intellettuali “neri” è piuttosto limitata, quasi inesistente. Lui, ovviamente, si limita a quelli che considera “ufficiali”. Un po’ poco per discettarne in TV, ma con Formigli basta e avanza.

È anche falso che quelli noti a lui non abbiano mai attaccato la dirigenza partitica di area. Persino l’ammorbidestra Giuli – la definizione è di Crozza – se ne era pubblicamente lamentato, prima di nomine e poltrone in grado di far dimenticare il dissenso.

Ma dove Lagioia ha ragione è nella reazione dei vertici. La sinistra partitica, sin dall’esperienza del PCI nell’immediato dopoguerra e poi nel corso della sua intera storia, pur non amando le critiche ha sempre cercato di coinvolgere gli elementi eterodossi in un progetto di crescita culturale e del consenso. Anche le scomuniche nei confronti dei compagni che sbagliavano – quelli del manifesto, ben prima delle Brigate Rosse – non erano per nulla assolute. E, tra insulti durissimi a livello pubblico, fiorivano le collaborazioni,  i premi letterari, i sostegni alle iniziative condannate.

I vertici delle destre hanno sempre preteso obbedienza cieca, pronta ed assoluta. Guareschi ironizzava sui comunisti trinariciuti e i politici delle destre sognavano di poter disporre di intellettuali organici altrettanto trinariciuti. Senza, peraltro, trovarli. Ed erano così costretti a trasformare in intellettuali qualunque militonto obbediente in grado di leggere e scrivere. Così la cultura di destra, quella che Nic e Formigli ignorano, si è sviluppata al di fuori delle sedi di partito. Libera di criticare senza la possibilità di essere ascoltata.

 

Con Sangiuliano e la sua squadra si è cercato di offrire strapuntini a chi si rendeva disponibile a baciare la sacra pantofola meloniana. Ora, con Giuli, si tornerà probabilmente al coinvolgimento della gauche intello per evitare polemiche. E magari ci sarà posto anche per Lagioia. Che, tanto per portarsi avanti, esplicita il proprio appuntamento per il neoministro aperto alla collaborazione con la gauche intello. Ed arriva anche Scanzi ad applaudire..

 

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