Hanno passato la vita ad entusiasmarsi per le bombe americane (e inglesi) sulle città italiane, sulle chiese, sulle scuole, sulle cascine isolate (la famosa “casa bianca” di Don Backy e Marisa Sannia era la casa di campagna distrutta dalle bombe yankee). Era il meraviglioso sterminio dei liberatori che ammazzavano i civili per restituirci libertà e democrazia. Ma ora i liberatori vogliono liberarci dall’antifascismo senza fascismo e la gauche intello e democratica insorge: sora Giorgia non deve mandare nessuno al convegno organizzato da Rubio.
Perché non è vero che in Italia ci sono organizzatori di eventi culturali che pretendono il patentino antifascista per partecipare ad un salone del libro di scarsa qualità. Non è vero che ci sono amministratori comunali che pretendono analoghe dichiarazioni di antifascismo per concedere un cartello di passo carraio. Non è vero che si organizzano manifestazioni di protesta per impedire la presentazione di libri o l’organizzazione di convegni non approvati dal redivivo Cln.
In effetti se tutto questo non avvenisse, sarebbe assurdo inviare un rappresentante del governo italiano ad una iniziativa contro la violenza antifa. Però tutto questo accade, proprio in Italia. Dove il concetto di libertà cambia a giorni alterni ed a seconda di chi deve essere censurato.
Non solo in Italia, visto che in tutta Europa si cerca di eliminare, in ogni modo, chi è colpevole di crescere nelle scelte elettorali dei rispettivi popoli. Ma è censura democratica, dunque buona e giusta. Non si può tollerare la libertà di un pensiero libero.

