L’appello della destra meloniana ai dissidenti: tornate all’ovile e accettate il tradimento

5 Agosto 2026

La chiamata alle armi, metaforica, da parte del centrodestra non serve più, almeno per il momento. La gauche intello, la gauche in redazione e la parte più ottusa dell’oppofinzione hanno deciso di fermare la discesa dei consensi del centrodestra, certificata dai vari sondaggi, e di impedire al camposanto largo ogni possibilità di successo.

In nome della lotta contro gli italiani ed a favore di ogni invasione, di ogni diritto a delinquere dei migranti.

Ma, ovviamente, ciascuno è libero di farsi male.

Ed ora i famigliari e famigli di sora Giorgia possono ritirare gli appelli al popolo deluso da un pessimo governo. Però gli appelli sono stati comunque utili per metter fine alla serie imbarazzante di bugie. Tutti incentrati sul “non possiamo far vincere gli immigrazionisti”, “non possiamo lasciar vincere chi è un nemico dell’Italia”. Nessuno, ovviamente, ha provato a ripetere le menzogne televisive sulla ricchezza degli italiani, sulle grandi opportunità lavorative, sulle vacanze per tutti, sulla lotta contro i rincari dei carburanti.

Troppo smaccate le bugie. E allora si torna alla mozione degli affetti: “arriviamo tutti dalla stessa parte”, “abbiamo combattuto gli stessi nemici”. Tutto vero, certo, ma poi le strade si sono divise. Ed i famigli di sora Giorgia, quelli che lanciano gli appelli, si sono dimenticati che le battaglie comuni non si conducevano per compiacere Tel Aviv e Washington. I cortei non difendevano chi imponeva prezzi assurdi per occupare pochi centimetri di spiaggia offerta dal demanio a costi irrisori. La destra sociale, quella a cui vengono rivolti gli appelli, non scendeva in piazza per tutelare il lavoro povero e lo sfruttamento.

Ma i lanciatori di appelli sono ormai completamente immersi nella loro melma di potere. Pretendono che gli arrabbiati, i delusi, i traditi rientrino all’ovile in nome della difesa contro gli immigrazionisti. Però senza alcuna concessione. Nessun cambiamento in politica estera, perenne genuflessione davanti a Trump e Netanyahu, nessuna critica ad Ursula von der Leyen, nessun passo indietro nei finanziamenti al bandito Zelensky.

Nessun cambiamento anche all’interno. Lavoro povero, sanità pubblica pessima, investimenti innovativi scarsi, fuga dei cervelli, nessun progetto sul collegamento tra ambiente e lavoro, nessun progetto culturale minimamente coraggioso e in linea con il dissenso che si vorrebbe recuperare.

Uniti solo dalla paura dell’immigrazione e dalla consapevolezza di non saperla contrastare. O di non volerla contrastare per consegnare agli amici imprenditori una massa di schiavi da sfruttare.

Condividi

Trending posts

Leggi anche