Igor Kirillov è stato assassinato. Un attentato, con esplosivo attivato a distanza, ha ucciso a Mosca il generale ed il suo vice. E l’attentato è stato ufficialmente rivendicato dalla SBU, i servizi segreti ucraini. Che annunciano, trionfanti, di aver giustiziato il responsabile degli attacchi con armi chimiche nel loro paese.
In effetti, Kirillov era il comandante delle forze chimiche radiologiche e biologiche dell’esercito russo. E, come tale, aveva denunciato più volte la presenza di centrali che producevano armi chimiche in Ucraina. Centrali gestite da personale “estero”. Ovvero americano e inglese.
Per logica ritorsione, il Servizio britannico lo aveva più volte accusato di aver utilizzato armi chimiche, proibite dalle convenzioni internazionali, contro le forze ucraine. Accusa sempre respinta, con accento sdegnato, da Mosca.
Questo per la cronaca, naturalmente.
Resta, però, il fatto che il generale Kirillov è stato assassinato da un attentato rivendicato dai Servizi ucraini. E con l’appoggio, per lo meno morale, di quelli britannici.
Un fatto incontrovertibile, che avalla l’accusa del Cremlino nei confronti della SBU. Di essere un’organizzazione terroristica, gestita da un governo illegittimo, che fa ricorso a questi strumenti per seminare il panico. Cercando, così, di mantenere un potere ormai ben più che traballante.
Al di là di ogni altra valutazione, ciò che appare indiscutibile è che un regime, quello ucraino, ormai in palese disfatta sul campo di battaglia, non trova di meglio che ricorrere ad attentati – e questo è solo uno, l’ultimo di tanti – contro la Russia.
Attentati, per altro, assolutamente ininfluenti sulle sorti della guerra. Perché è dato acclarato che il terrorismo non incide dal punto di vista militare, tant’è che, in genere, vi ricorrono solo organizzazioni senza una base statale.
Il fatto che, in questo caso, a rivendicare un atto terroristico sia uno Stato, e quindi un Governo, deve, quindi, indurci ad una riflessione. O meglio, ad un paio di considerazioni.
La prima, e tutto sommato meno rilevante, è che coloro che governano a Kiev sono, ormai, privi di ogni freno. Ritengono di poter utilizzare qualsiasi mezzo pur di differire, il più a lungo possibile, quella che appare ormai l’ineluttabile conclusione del conflitto. Ovvero la vittoria russa, con acquisizione del Donbas. E cacciata di Zelensky e soci, con un nuovo governo a Kiev gradito da Mosca.
Più interessante è, però, vedere come un certo Occidente tenda ad avallare strumenti come il terrorismo e l’omicidio politico. In totale dispregio di quelle “regole di guerra” che, paradossalmente proprio America ed Europa avevano, a suo tempo, stabilito.
Regole che, evidentemente, dovrebbero valere solo per gli altri.
Mentre americani ed europei si riservano il diritto di non soggiacervi quando ciò appare nel loro interesse.
Una interessante applicazione del doppio standard morale. Gli altri, tutti, devono accettare le regole. E, se vi transigono, sono banditi, fuori legge, criminali.
Ma noi, ovvero l’Occidente, possiamo fare ciò che vogliamo. Perché noi, e i nostri scherani – vedi Ucraina – siamo i buoni.
A priori.
Interessante…peccato che questo metodo abbia ormai smesso di funzionare.
E presto, purtroppo, ce ne dovremo rendere conto.
Nel modo più traumatico possibile.

