Matteo Colnago è nato in Brianza nel 1988 ed è studente di “Scienze Motorie”. Membro del Direttivo dell’Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia sez. Monza, è attivo nella gestione delle attività culturali e formative del gruppo. Atleta poliedrico, ha praticato pugilato ed è attualmente dedito alle discipline dell’alpinismo e del paracadutismo. In quest’ultimo campo, in particolare, gareggia a livello agonistico, arrivando a ottenere per due volte il titolo di campione nazionale a squadre. L’alpinismo, invece, l’ha spinto a più riprese oltre i 4000mt in Italia e oltre i 6000mt suule vette della catena himalayana. Dedito allo studio, all’approfondimento e alla pratica degli “sport del coraggio”, opera per sviluppare un approccio verticale alle discipline atletiche.
E’ stato proprio l’approccio vertticale alle discipline atletiche e in particolare gli “sport del coraggio” (alpinismo, paracadutismo, boxe e subacquea) a ispirarlo nella scrittura del libro “L’atleta combattente. La disciplina sportiva come via spirituale. Tecniche di orientamento per il superamento di sé” (€uro 15,00 p. 166), introduzione di Riccardo Bergamini, postfazione di Alessandro Manzo, pubblicato da Passaggio al bosco Edizioni libere, che fonde mirabilmente il saggio e il libro di realizzazione spirituale ed esistenziale, rielaborando in modo originale, secondo la sua equazione personale, gli elementi più vivi e attuali, contenuti in “Cavalcare la tigre” di Julius Evola” e “II trattato del ribelle” di Ernst Junger.
Colnago introduce la figura dell’atleta differenziato, che incarna un’idea di sport alternativa a quella contemporanea degenerata traditrice degli autentici valori sportivi, che considera le attività atletiche come uno strumento per tenersi in forma, un mezzo per apparire o per conseguire record labili come la fama degli atleti che li conseguono per ottenere consenso su facebook e compensi miliardari dagli sponsor, salvo essere abbandonati da questi ultimi, quando ne trovano altri migliori. Ne conseguono corollari di degenerazione, perché l’attività sportiva è inquinata dall’affarismo, dalla corruzione fisica e morale, dal gioco d’azzardo e dalla totale mancanza di spirito etico. Il danno peggiore, però, è la rovina fisica, morale, etica e spirituale della persona, specialmente se giovane, con tutte le ricadute negative sulla comunità, che ciò comporta.
L’attività sportiva, invece, vissuta come mezzo di evoluzione umana e non unicamente dal punto di vista del semplice potenziamento fisico e tecnico, fornisce la possibilità all’essere umano di eliminare la patina edonistica e narcisistica che pervade la società occidentale, insieme alla nefandezza tecnologica e al consumismo conpulsivo.
L’autore ritiene si possa affermare che nel momento attuale la pratica della disciplina sportiva, quella degli sport da combattimento, della subacquea, dell’alpinismo o del paracadutismo, costituisca la manifestazione della Via guerriera. Nel praticarla si lotta contro se stessi, vincendo i propri limiti e creando un’atleta nuovo, differenziato. L’autore porta come esempio la differenza sostanziale tra un oplita spartano e un qualsiasi altro soldato, che consisteva nella capacità di realizzazione interiore, attraverso la nobiltà guerriera. Sparta, era l’unica Polis priva di mura difensive; il suo popolo, consapevole delle proprie radici e forte delle proprie tradizioni, era il primo argine alla furia del nemico. Creare guerriieri era considerato più importante che innalzare mura. L’etica guerriera era presente in ogni aspetto della vita spartana.
Ne consegue che un atleta non è tale solo nel momento dell’attività sportiva ma anche e soprattutto nella vita quotidiana, creando un collegamento perenne con la propria disciplina. Questo significa che non sono le ore dell’allenamento, che realizzano lo stato interiore di un atleta. Non sono neanche i podi, le innumerevoli gare o le vette conquistate, che lo trascendono. Sono, invece, la formazione psicofisica e la continua tensione emotiva contemplativa che consentono agli stati dell’essere di raggiungere la realizzazione interiore. Questa non nasce da semplici emozioni, che possono appagare l’atleta in un periodo di tempo circoscritto, ma si sviluppa tramite la percezione del cambiamento sensoriale che diventa ponte verso una dimensione più profonda, facendo nascere un atleta solido, con costante realizzazione mediante l’attività sportiva.
L’autore precisa che quello che ha distinto l’età classica ellenica e romana è stata la continua tensione verso la dimensione sacra dell’esistenza e una sua perpetua verticalizzazione. Uno slancio verso il divino che si manifestava nella costante ricerca delle altezze sensoriali, etiche e virtuose, da cui era caratterizzato il comune sentire delle società antiche. Come nelle attività sportive vi sono luoghi e contesti adatti per praticare la propria disciplina, così nell’antichità i Templi erano le palestre dello spirito, in cui, secondo una gerarchia, si entrava per meditare e per ricercare gli stati dell’essere come via per avvicinarsi agli Dei e di una forma più alta e integrale dell’esistenza, come per esempio a Delfi, nel golfo di Corinto, nel Tempio del Dio Apollo, dove nell’architrave del portale principale era scritto “Conosci te stesso”, un invito a conoscere se stessi e i propri limiti, orientando verso l’alto la propria vita.
L’autore chiarisce che non si tratta di una fuga in avanti dell’Io soggettivo, secondo il modello del pensiero individualista, ma di una visione più profonda del proprio essere. L’attività sportiva dunque, osserva l’autore, ha come anima lo sforzo e la ricerca dell’autodisciplina mentale, esattamente come succedeva nei Templi, tramite il rigore interiore, creando così l’unione perfetta di corpo e mente, ottenendo ciò che i romani chiamavano Ars atletica, cioè la disciplina formativa e totale, che forgiava le strutture ossee, muscolari e nervose nello sforzo coordinato con il rigore sportivo.
Quest’armonia, conclude l’autore, costruisce le basi della più nobile azione atletica, l’impeto che conduce il corpo verso la compiutezza della forma fisica, fornendo anche la possibilità di elevarsi interiormente e spiritualmente.
Matteo Colnago, in questo primo libro, ha dimostrato una notevole capacità di analisi storica, filosofica,sociologica e psicologica, padroneggiando gli elementi delle diverse discipline, con una scrittura solida, scorrevole, in ua sintesi perfetta di teoria e prassi.

