Hoara Borselli, Cruciani, Capezzone e la compagnia di giro della trasmissione di Del Debbio avranno di che indignarsi. Fulmini e saette contro i bamboccioni laureati italiani che fanno gli schifiltosi di fronte alle grandi prospettive offerte dal mercato del lavoro neomeloniano. L’annuale rapporto di AlmaLaurea evidenziano, infatti, “un diverso approccio dei laureati nei confronti della ricerca del lavoro”.
Tradotto significa che i giovani laureati, dopo gli anni di studio, non sono più disposti a farsi sfruttare. Ingrati! Ad AlmaLaurea spiegano che sono diventati più selettivi: “In particolare, i laureati sono sempre meno disponibili ad accettare lavori a basso reddito o non coerenti con il proprio percorso formativo”.
Non solo coloro che non hanno il tempo di discutere la tesi e già vengono contesi da aziende e studi professionali. Ma anche i laureati, di primo e secondo livello, non occupati e in cerca di lavoro a un anno dalla conclusione degli studi, non sono disposti ad accettare una retribuzione inferiore a 1.250 euro. I “ricattabili”, cioè quelli che sarebbero disposti ad accontentarsi di sopravvivere, sono scesi al 38,1% per i laureati di primo livello ed al 32,9% per il secondo livello. Con un calo, in un solo anno, rispettivamente di 8,9 e 6,8 punti percentuali.
E si riduce anche la percentuale di chi, a fronte di una retribuzione adeguata, sarebbe pronto ad accettare un lavoro non coerente con i propri studi.
Gli ospiti di Del Debbio, a partire dai politici della destra fluida di governo, avranno di che indignarsi. Ma come, solo perché sei un ingegnere aerospaziale, un medico, un esperto di filologia romanza non vuoi andare a fare il bagnino a 400 euro al mese, alloggio a tuo carico con affitto superiore alla retribuzione?
Solo perché sei un agronomo non accetti di fare il manovale in cantiere con 800 euro al mese come stagista? E un laureato in legge non può andare a fare il barista con un contratto per 4 ore al giorno ma lavorandone 10? Un fisico nucleare non può accettare di lavare i piatti in nero in un ristorante?
D’altronde non è solo l’Italia dello sfruttamento legalizzato (“9 euro lordi all’ora? Sono un po’ tanti”, Fornero dixit), ma è anche quella che non sa e non vuole valorizzare i talenti. 5 anni di studio universitario non valgono nulla, per costoro. Le competenze sono un bagaglio inutile, vengono pretese solo quando si è sicuri che non servano. Hai una laurea specialistica in chimica? Puoi pulire i cessi in azienda, visto che ormai le fotocopie non si usano quasi più.
Poi, però, si organizzano convegni in cui ci si interroga sulle oscure ragioni della scarsa produttività italiana..
Laureati schifiltosi: pretenderebbero un lavoro ben retribuito e che valorizzi i propri studi..
Hoara Borselli, Cruciani, Capezzone e la compagnia di giro della trasmissione di Del Debbio avranno di che indignarsi. Fulmini e saette contro i bamboccioni laureati italiani che fanno gli schifiltosi di fronte alle grandi prospettive offerte dal mercato del lavoro neomeloniano. L’annuale rapporto di AlmaLaurea evidenziano, infatti, “un diverso approccio dei laureati nei confronti della ricerca del lavoro”.
Tradotto significa che i giovani laureati, dopo gli anni di studio, non sono più disposti a farsi sfruttare. Ingrati! Ad AlmaLaurea spiegano che sono diventati più selettivi: “In particolare, i laureati sono sempre meno disponibili ad accettare lavori a basso reddito o non coerenti con il proprio percorso formativo”.
Non solo coloro che non hanno il tempo di discutere la tesi e già vengono contesi da aziende e studi professionali. Ma anche i laureati, di primo e secondo livello, non occupati e in cerca di lavoro a un anno dalla conclusione degli studi, non sono disposti ad accettare una retribuzione inferiore a 1.250 euro. I “ricattabili”, cioè quelli che sarebbero disposti ad accontentarsi di sopravvivere, sono scesi al 38,1% per i laureati di primo livello ed al 32,9% per il secondo livello. Con un calo, in un solo anno, rispettivamente di 8,9 e 6,8 punti percentuali.
E si riduce anche la percentuale di chi, a fronte di una retribuzione adeguata, sarebbe pronto ad accettare un lavoro non coerente con i propri studi.
Gli ospiti di Del Debbio, a partire dai politici della destra fluida di governo, avranno di che indignarsi. Ma come, solo perché sei un ingegnere aerospaziale, un medico, un esperto di filologia romanza non vuoi andare a fare il bagnino a 400 euro al mese, alloggio a tuo carico con affitto superiore alla retribuzione?
Solo perché sei un agronomo non accetti di fare il manovale in cantiere con 800 euro al mese come stagista? E un laureato in legge non può andare a fare il barista con un contratto per 4 ore al giorno ma lavorandone 10? Un fisico nucleare non può accettare di lavare i piatti in nero in un ristorante?
D’altronde non è solo l’Italia dello sfruttamento legalizzato (“9 euro lordi all’ora? Sono un po’ tanti”, Fornero dixit), ma è anche quella che non sa e non vuole valorizzare i talenti. 5 anni di studio universitario non valgono nulla, per costoro. Le competenze sono un bagaglio inutile, vengono pretese solo quando si è sicuri che non servano. Hai una laurea specialistica in chimica? Puoi pulire i cessi in azienda, visto che ormai le fotocopie non si usano quasi più.
Poi, però, si organizzano convegni in cui ci si interroga sulle oscure ragioni della scarsa produttività italiana..
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