Lavorare stanca. Ma stare a guardare crea disoccupazione

30 Agosto 2024

Lavorare stanca. Anche prima che Cesare Pavese ne facesse il titolo di un suo libro, il concetto era chiarissimo a tutti. A coloro che si stancano davvero ed a quelli che, consapevoli della fatica, evitano accuratamente di correre il rischio di stancarsi. Come le cassiere di un supermercato torinese. Tre, impegnate a chiacchierare tra loro approfittando dell’aria condizionata che le salva dal caldo della città.

Peccato che, nel supermercato, ci siano anche i clienti che, dopo gli acquisti, dovrebbero anche pagare. E che, con gesti più o meno cortesi, vengono dirottati verso le casse automatiche. Insomma, pagate e non rompete le scatole.

Può anche essere comprensibile. Magari le cassiere fanno parte di quel consistente numero di italiani che non si sono potuti permettere le ferie per mancanza di soldi, nonostante le menzogne governative. E, dunque, non sono dell’umore giusto.

Però, al di là delle vicende personali, il loro atteggiamento rischia di essere estremamente pericoloso. Non per il supermercato in sé e neppure per la catena nel suo complesso (sebbene segnali di difficoltà per la Grande distribuzione non manchino). Ma proprio per loro, per le cassiere.

L’esempio dei bancari, evidentemente, non ha insegnato nulla. Migliaia e migliaia di esuberi man mano che le operazioni venivano trasferite dall’impiegato allo sportello ai bancomat ed all’online. Così, nei supermercati, si invita il cliente ad utilizzare le casse automatiche e si cancellano i posti di lavoro dei cassieri e delle cassiere. Che, in prospettiva, potranno continuare a chiacchierare sulle panchine del parco. Ma senza aria condizionata e senza stipendio.

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