Laylat al Qadr

7 Aprile 2024

 

 

Ieri era Laylat al-Qadr. Ed ho mandato gli auguri a un mio amico turco. E ad altri di fede islamica.

È una festa importante. Che cade negli ultimi dieci giorni del mese santo di Ramadan. Mese che sta all’Islam, come le festività natalizie al Cristianesimo. Più o meno.

 

Una festa difficile, per noi, da determinare. Il calendario lunare fa sì che la data varii. E, per altro, vi sono differenze notevoli tra le diverse (diciamo così) confessioni islamiche. Non solo nella data, ma anche nel significato.

 

Perché la Notte del Destino – questa la più plausibile traduzione di Laylat al-Qadr – viene, in genere, considerata dai Sunniti la notte in cui discese il Corano. Quando l’Arcangelo Gabriele lo rivelò a Mohammed. Che era… analfabeta. E quindi fu solo veicolo del Verbo. La Parola di Dio.

 

Per gli Sciiti, invece, è la Notte in cui la Sapienza divina discese sul primo Imam. Ali, cugino e genero del Profeta. Che, però, per i suoi seguaci incarna l’aspetto più esoterico della tradizione islamica.

 

Insomma, nulla di chiaro e definito. Se non il fatto che è Notte importante. In cui i fedeli pregano, recitano la Sura coranica. Vegliano e festeggiano.

Come avviene anche da noi per Natale.

Perché quella che conta è la Notte. Nella quale il mistero si realizza. Incarna. Come corpo o come lògod. Che, poi, sono la stessa cosa… leggete San Giovanni.

 

È infatti nella Notte, nell’oscurità, che si prepara la resurrezione della Luce. E un altro Giovanni, Della Croce, il più grande poeta mistico spagnolo, ha cantato questo tema come ben pochi altri. Dopo di lui… Novalis. Nella sua dolce lingua tedesca.

 

E, poi, ci sarebbe un russo. Un grande poeta russo. Ivan Bunin. Che ricevette anche il premio Nobel. Quando il Nobel veniva assegnato a poeti veri… almeno qualche volta.

Bunin ha preso spunto proprio dala Notte del Destino per una delle sue composizioni più suggestive e raffinate. Di un simbolismo complesso. Sognante e affascinante.

 

Bunin non era islamico. Aveva molto viaggiato nel Mediterraneo. Prima, spinto dall’inquietudine. Poi, esule. Perché, da aristocratico solitario, si era schierato con le armate bianche nella guerra civile contro i bolscevichi.

Amava Costantinopoli. Quel crogiolo di culture, tradizioni, leggende… e fedi diverse. E ne aveva tratto spunti e suggestioni.

 

Ma perché racconti questo, oggi? mi sembra di sentir dire…

Che ti stai a convertire all’Islam?

No, tranquillo direttore. Nessuna conversione sulla Via di Damasco. O di Qoms.

Solo che questa Notte, quella del Destino, mi si sono affollate alla mente tante immagini. Immagini letterarie e memorie personali.

 

Ed ho comparato questa leggendaria Notte, in cui gli angeli scendono accanto agli uomini, con l’immagine dell’Islam oggi diffusa… un Islam integralista (termine improprio che detesto), di fanatici tagliagole. Politicizzati e sfruttati per finalità politiche. Califfi neri e donne col burkha.

Un Islam, paradossalmente, moderno. Proiezione, anzi parte del nostro Occidente. Del quale, senza che ce ne rendiamo conto, condivide appieno la visione materialistica. E il cinismo. Pur con forme apparentemente diverse.

La Notte del Destino, invece, mi trasporta in tutt’altra atmosfera. Come sul tappeto di Alhadin. O in uno dei racconti di Sherazade.

 

Guardo la Luna. E mi lascio andare a fantasticherie su un mondo notturno che non è più…

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