Ogni tanto, con sempre minore frequenza, si torna a parlare di montagna, di Alpi. Che, piccolo dettaglio ormai del tutto ignorato, rappresentano la colonna vertebrale dell’Europa. Ed è significativo che si finga di dimenticarselo. Perché quella che si vuole è l’Europa dei banchieri, dei mercanti di armi, dei burocrati ottusi. Mentre quella delle Alpi è l’Europa dei popoli. Dunque da rifiutare, da censurare, da dimenticare.
Fredo Valla, regista ed intellettuale occitano, in un’intervista su uno dei quotidiani degli Elkann sottolinea la grande occasione persa da Cuneo che non fa nulla per essere una capitale delle Alpi. O persino “la capitale”. Perché il riconoscimento come “Città alpina dell’anno” non significa nulla se la montagna è solo uno scenario o, tutt’al più, un parco giochi dove sciare o arrampicare.
In compenso manca completamente un aspetto culturale, sociale, politico. La montagna continua ad essere dimenticata, penalizzata. Soprattutto nel Nord Ovest dove i numeri della popolazione alpina sono tali da diventare irrilevanti in un contesto politico che valuta solo i numeri. L’internazionalizzazione di Cuneo è solo un fattore economico. Ci si indigna per i ritardi nella realizzazione del tunnel del Tenda ma esclusivamente per la mancanza dei flussi turistici o per le difficoltà nel transito dei Tir. Non una parola sullo scambio di idee con l’altro versante delle Alpi. Non una parola sulla omogeneità della cultura occitana sui due versanti. Mentre il governo centrale si inventa un ministro del mare per nascondere la totale irrilevanza nel Mediterraneo.
In fondo a Cuneo si ripete lo stesso fenomeno che si è registrato a Torino che ha volutamente perso l’opportunità di avere un ruolo di capitale alpina in occasione delle Olimpiadi invernali del 2006. La montagna come fondale per le fotografie. Zero interesse per la storia, per le relazioni transfrontaliere. Forse per il timore di dover ricordare in modo positivo la storia sabauda.
Ed allora, per trovare iniziative politiche internazionali che riportino le Alpi al ruolo centrale in Europa, bisogna spostarsi ad Est ed agli incontri organizzati dalla Fondazione Nodo di Gordio all’interno del progetto “La speranza divampa”. Coinvolgendo esponenti dell’intero arco alpino. Iniziative ovviamente rimaste solo sul fronte orientale perché ad Ovest la montagna continua a non essere compresa dalle città che incorona. È il “mondo dei vinti”, secondo Revelli. È il territorio dove realizzare “degustazioni esperienziali” di vini e cibo. Ma dove l’occitano, il piemontese, il francoprovenzale ed il walser devono essere accantonati a favore dell’inglese. Non la lingua delle Alpi ma la lingua dei turisti da spennare. E, in questo, la responsabilità non è delle città ma dei montanari.

