Come in un suk. La polemica, a distanza, tra il ministro Urso e l’amministratore delegato di Stellantis, Tavares, ricorda il mercanteggiare arabo. Con la differenza, sostanziale, che il ministro deve aver evitato la fatica di leggere i dati relativi all’andamento delle vendite di auto, prima di scontrarsi con il manager portoghese, espressione della proprietà francese e della cialtroneria italiana. O italoamericana.
Perché mentre Urso spiegava le sue ragioni – e in questo caso aveva perfettamente ragione – venivano pubblicati i dati del mercato che avrebbero rafforzato la posizione del ministro e fatto tacere Tavares. Dunque, a gennaio, le vendite in Italia del gruppo Stellantis sono aumentate del 12,8% a fronte di un mercato cresciuto complessivamente del 10,6%. Di cosa si lamenta, allora, Tavares? Del pessimo andamento del marchio Fiat che cede l’11,4% mentre i marchi francesi come Peugeot e Citroen crescono, rispettivamente, del 59 e del 40,2%. Maserati cala del 27,7% e Opel registra un incremento del 52,4%. Ma cresce anche Jeep, seppur in misura più limitata (+10,8%).
È vero, è solo il dato del primo mese del nuovo anno. Ma anche nel 2023 le vendite in Italia di Stellantis erano cresciute, del 9% mentre il mercato complessivo registrava un +19%. E con Peugeot in crescita e Fiat in calo.
Ma allora è evidente che il problema non è negli incentivi, indubbiamente sbagliati, del governo. Ma nelle scelte commerciali del gruppo Stellantis. Che lancia nuovi modelli con marchi francesi e non innova l’offerta dei marchi italiani. E quando ci sono novità, la produzione è affidata a stabilimenti stranieri, dalla Serbia al Marocco.
Tavares, però, vuole più incentivi per restare a produrre in Italia. Ma si rifiuta di seguire l’esempio di Tesla e dei costruttori cinesi che – di fronte alla crescente povertà – hanno abbassato i prezzi delle vetture elettriche.
Ed allora è evidente che gli incentivi del governo italiano non basteranno. Perché sono previsti sulla base dell’Isee. Dunque si continua a privilegiare i più poveri che, se onesti, non hanno i soldi per acquistare un’auto elettrica neppure con gli incentivi. Oppure sono evasori fiscali con Isee basso ma con tanti soldi in nero. Mentre, come sempre, il ceto medio viene penalizzato benché sia la fascia più propensa agli acquisti.
Urso, nella sua crociata contro Stellantis, deve anche fare i conti con esponenti del suo partito che, ogni volta che viene nominato un esponente della famiglia Agnelli/Elkann, si tolgono immediatamente il cappello e si inginocchiano alla ricerca della pantofola da baciare. Abituati, da sempre, a prostrarsi di fronte a Gioanin Lamiera prima ed a John Elkann poi. Abituati, da sempre, ad ignorare la montagna di denaro pubblico incamerata dalla famiglia. Ignorando l’inquinamento, lo spopolamento, la speculazione edilizia.
Però, dalla parte di Tavares, si aggiunge la guerra contro l’auto messa in campo dalle amministrazioni locali. Limiti di velocità senza senso, vie pedonali, ciclabili, parcheggi a pagamento. Ci si dovrebbe indebitare per acquistare una vettura nuova da tenere rigorosamente ferma nel box. Non è proprio un grande incentivo. E, soprattutto, non giustifica un ingresso dello stato nel capitale di Stellantis.
Le bugie di Tavares per avere più soldi pubblici per Stellantis
Come in un suk. La polemica, a distanza, tra il ministro Urso e l’amministratore delegato di Stellantis, Tavares, ricorda il mercanteggiare arabo. Con la differenza, sostanziale, che il ministro deve aver evitato la fatica di leggere i dati relativi all’andamento delle vendite di auto, prima di scontrarsi con il manager portoghese, espressione della proprietà francese e della cialtroneria italiana. O italoamericana.
Perché mentre Urso spiegava le sue ragioni – e in questo caso aveva perfettamente ragione – venivano pubblicati i dati del mercato che avrebbero rafforzato la posizione del ministro e fatto tacere Tavares. Dunque, a gennaio, le vendite in Italia del gruppo Stellantis sono aumentate del 12,8% a fronte di un mercato cresciuto complessivamente del 10,6%. Di cosa si lamenta, allora, Tavares? Del pessimo andamento del marchio Fiat che cede l’11,4% mentre i marchi francesi come Peugeot e Citroen crescono, rispettivamente, del 59 e del 40,2%. Maserati cala del 27,7% e Opel registra un incremento del 52,4%. Ma cresce anche Jeep, seppur in misura più limitata (+10,8%).
È vero, è solo il dato del primo mese del nuovo anno. Ma anche nel 2023 le vendite in Italia di Stellantis erano cresciute, del 9% mentre il mercato complessivo registrava un +19%. E con Peugeot in crescita e Fiat in calo.
Ma allora è evidente che il problema non è negli incentivi, indubbiamente sbagliati, del governo. Ma nelle scelte commerciali del gruppo Stellantis. Che lancia nuovi modelli con marchi francesi e non innova l’offerta dei marchi italiani. E quando ci sono novità, la produzione è affidata a stabilimenti stranieri, dalla Serbia al Marocco.
Tavares, però, vuole più incentivi per restare a produrre in Italia. Ma si rifiuta di seguire l’esempio di Tesla e dei costruttori cinesi che – di fronte alla crescente povertà – hanno abbassato i prezzi delle vetture elettriche.
Ed allora è evidente che gli incentivi del governo italiano non basteranno. Perché sono previsti sulla base dell’Isee. Dunque si continua a privilegiare i più poveri che, se onesti, non hanno i soldi per acquistare un’auto elettrica neppure con gli incentivi. Oppure sono evasori fiscali con Isee basso ma con tanti soldi in nero. Mentre, come sempre, il ceto medio viene penalizzato benché sia la fascia più propensa agli acquisti.
Urso, nella sua crociata contro Stellantis, deve anche fare i conti con esponenti del suo partito che, ogni volta che viene nominato un esponente della famiglia Agnelli/Elkann, si tolgono immediatamente il cappello e si inginocchiano alla ricerca della pantofola da baciare. Abituati, da sempre, a prostrarsi di fronte a Gioanin Lamiera prima ed a John Elkann poi. Abituati, da sempre, ad ignorare la montagna di denaro pubblico incamerata dalla famiglia. Ignorando l’inquinamento, lo spopolamento, la speculazione edilizia.
Però, dalla parte di Tavares, si aggiunge la guerra contro l’auto messa in campo dalle amministrazioni locali. Limiti di velocità senza senso, vie pedonali, ciclabili, parcheggi a pagamento. Ci si dovrebbe indebitare per acquistare una vettura nuova da tenere rigorosamente ferma nel box. Non è proprio un grande incentivo. E, soprattutto, non giustifica un ingresso dello stato nel capitale di Stellantis.
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