Il turismo italiano è sempre più forte, sempre più altospendente! Il governo lo assicura, i media di servizio battono la grancassa. Poi, ma con calma, si precisa che per “turismo italiano” non si intendono gli italiani che fanno i turisti, bensì gli stranieri che stanno arrivando in massa. Anzi, che ormai affollano il Bel Paese 13 o 14 mesi all’anno. E poco importa se i mesi son solo 12, meglio abbondare. Tanto una bugia in più non fa mica male.
Dunque tutti i ricchi del mondo fanno a gara ad occupare gli hotel di lusso, i ristoranti stellati ed anche le pizzerie che hanno prezzi da ristorante stellato. Tutti impegnati ad ordinare bottiglie di vino dai prezzi proibitivi per gli straccioni italiani con stipendio medio. Insomma, la consueta meraviglia di giugno. Come l’anno scorso, quando i TG raccontavano la stessa favola per poi, a fine luglio, ammettere sottovoce che non era andata proprio così.
Quest’anno, al di là dei balneari liguri che mugugnano a prescindere, è da qualche grande catena del lusso che provengono le indicazioni di una realtà che non si adegua alle bugie ministeriali. Perché a soffrire sono proprio le sedi di Milano e Roma che vivono di turismo altospendente. E, a mezza voce, qualcuno osa persino pronunciare la frase vietata: “ci mancano i russi!”. Se li sente Mattarella, espelle dall’Italia vertici aziendali e pure la catena del lusso.
Pare, infatti, che i cinesi del post Covid non siano altrettanto altospendenti dei russi. Non comprano magnum di champagne a qualsiasi prezzo, non acquistano il kitsch più costoso per rendere felice l’accompagnatrice di una sera.
Quanto ai turisti in arrivo dall’Occidente Collettivo, gli stessi marchi se li possono acquistare a casa propria. E si ritrovano a pagare cifre folli, ma alle bancarelle del finto artigianato tipico italiano, prodotto in Cina a basso costo e rifilato ai vacanzieri statunitensi che si sono fatti furbi e non comprano più la fontana di Trevi ma pagano a peso d’oro la finta moneta romana trovata dal cugino tombarolo del venditore.
Ma è solo l’inizio dell’estate. Con immagini piene di sole di montagne piene di turisti. Peccato che stia piovendo da giorni e che le località siano semideserte. E la Liguria dei balneari mugugnanti non offre proprio l’immagine della calca per conquistare un ombrellone a 40 euro al giorno.
Però non c’è da preoccuparsi. È partita da Bruxelles la procedura di infrazione contro l’Italia. Si torna all’austerity ed è meglio abituarsi a rinunciare alle vacanze. Ed al vino dai prezzi folli. Ed all’abbigliamento firmato. E.. a tutto, in pratica.
Le catene del lusso in Italia iniziano a rimpiangere i turisti russi..
Il turismo italiano è sempre più forte, sempre più altospendente! Il governo lo assicura, i media di servizio battono la grancassa. Poi, ma con calma, si precisa che per “turismo italiano” non si intendono gli italiani che fanno i turisti, bensì gli stranieri che stanno arrivando in massa. Anzi, che ormai affollano il Bel Paese 13 o 14 mesi all’anno. E poco importa se i mesi son solo 12, meglio abbondare. Tanto una bugia in più non fa mica male.
Dunque tutti i ricchi del mondo fanno a gara ad occupare gli hotel di lusso, i ristoranti stellati ed anche le pizzerie che hanno prezzi da ristorante stellato. Tutti impegnati ad ordinare bottiglie di vino dai prezzi proibitivi per gli straccioni italiani con stipendio medio. Insomma, la consueta meraviglia di giugno. Come l’anno scorso, quando i TG raccontavano la stessa favola per poi, a fine luglio, ammettere sottovoce che non era andata proprio così.
Quest’anno, al di là dei balneari liguri che mugugnano a prescindere, è da qualche grande catena del lusso che provengono le indicazioni di una realtà che non si adegua alle bugie ministeriali. Perché a soffrire sono proprio le sedi di Milano e Roma che vivono di turismo altospendente. E, a mezza voce, qualcuno osa persino pronunciare la frase vietata: “ci mancano i russi!”. Se li sente Mattarella, espelle dall’Italia vertici aziendali e pure la catena del lusso.
Pare, infatti, che i cinesi del post Covid non siano altrettanto altospendenti dei russi. Non comprano magnum di champagne a qualsiasi prezzo, non acquistano il kitsch più costoso per rendere felice l’accompagnatrice di una sera.
Quanto ai turisti in arrivo dall’Occidente Collettivo, gli stessi marchi se li possono acquistare a casa propria. E si ritrovano a pagare cifre folli, ma alle bancarelle del finto artigianato tipico italiano, prodotto in Cina a basso costo e rifilato ai vacanzieri statunitensi che si sono fatti furbi e non comprano più la fontana di Trevi ma pagano a peso d’oro la finta moneta romana trovata dal cugino tombarolo del venditore.
Ma è solo l’inizio dell’estate. Con immagini piene di sole di montagne piene di turisti. Peccato che stia piovendo da giorni e che le località siano semideserte. E la Liguria dei balneari mugugnanti non offre proprio l’immagine della calca per conquistare un ombrellone a 40 euro al giorno.
Però non c’è da preoccuparsi. È partita da Bruxelles la procedura di infrazione contro l’Italia. Si torna all’austerity ed è meglio abituarsi a rinunciare alle vacanze. Ed al vino dai prezzi folli. Ed all’abbigliamento firmato. E.. a tutto, in pratica.
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