Le chiese a pagamento non favoriscono la fede

6 Giugno 2026

Per secoli la Chiesa ha giustificato la magnificenza delle cattedrali e delle opere d’arte contenute anche nelle più remote cappelle di piccoli paesi con il fatto che la bellezza avvicinasse gli uomini a Dio. Ora, però, la situazione è profondamente mutata. E la bellezza delle chiese viene utilizzata per conquistare lo sterco del Demonio, il vil denaro. A parte i sempre più rari momenti ufficiali destinati alle messe, l’ingresso nelle chiese più belle e più famose è diventato a pagamento.

Magari bisognerebbe chiedersi con quali denari sono stati costruiti gli edifici religiosi. Magari con le decime? O forse con i guadagni dei nobili che potevano sfruttare gli antenati di chi, oggi, vorrebbe entrare in una bella chiesa?

Certo, si può pregare ovunque. Anche a casa propria. Anche durante il rito, molto più frequentato, dell’aperitivo serale. Ma negare il bello ai discendenti di coloro che lo hanno pagato non è, probabilmente, il modo migliore per avvicinare le folle al Dio dei cattolici. Diventa, anche per la Chiesa, una questione di differenza di classe economica: i ricchi a pregare nelle cattedrali, i poveri nei capannoni di periferia trasformati in luogo sacro.

Non si possono dare perle ai porci e i quadri di Tintoretto in pasto a chi ha un Isee inadeguato. A patto di non lamentarsi per la mancanza di vocazioni e di fedeli.

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