Persino il TG5 Tel Aviv ha dovuto ammettere che le loro stime sul turismo italiano a luglio erano leggermente esagerate. Le famiglie sono più povere, nonostante i proclami del governo, e tagliano le vacanze. Dunque restano in città. Ma, a Torino, l’azienda pubblica dei trasporti fa finta di non accorgersene.
Servizi tagliati, corse ridotte, attese sempre più lunghe, autobus e tram sempre più affollati. È il fascino del trasporto sostenibile. È una immagine concreta del futuro che viene prospettato. In nome della tenuta dei conti si tagliano i servizi, anche quelli essenziali. Si impedisce di circolare con l’auto privata, per tutelare l’ambiente, e poi si taglia il trasporto pubblico, per ridurre la spesa.
D’altronde la logica della “città in 15 minuti” è proprio quella: che bisogno c’è di andare in giro per la città se, in un raggio percorribile in un quarto d’ora, hai a disposizione tutto ciò che ti serve? Non ha alcuna importanza che tu abbia parenti, amici, rapporti, lavoro al di fuori del tuo mini quartiere. Ti arrangi e non ti muovi. L’alienazione delle masse passa anche attraverso la riduzione dei trasporti.

