Le immagini della guerra non impressionano i politici che rivalutano Lombroso

22 Marzo 2024

Camera, il museo torinese dedicato alla fotografia, ospita una mostra incentrata sui reportage di Robert Capa e Gerda Taro realizzati nel corso della guerra civile spagnola. Comprese alcune immagini “forti” che, in passato, probabilmente non sarebbero state esposte. Morti sui tavoli di un obitorio, vittime di bombardamenti. Fotografie crude, magari vietate dalla censura politicamente corretta, e dunque stupida, dei social. Ma che, ormai, possono essere viste anche dai bambini poiché rappresentano non lo stato di eccezione bensì la quotidianità di Gaza.

Immagini che magari non compaiono sui quotidiani come Repubblica o La Busiarda, e tantomeno sui TG di Mimun. Non per la delicatezza dei direttori nei confronti dei lettori, ma solo per evitare di infastidire il macellaio di Tel Aviv ed i suoi sodali italiani. Le immagini dello sterminio non devono essere viste, per evitare di provocare una sacrosanta indignazione collettiva.

Perché le foto di Capa e Taro potevano circolare per l’Europa in guerra con minori difficoltà di quelle che incontra Di Battista a far circolare le immagini in arrivo dalla Palestina.

D’altronde la mostra torinese si conclude con una sorta di appello contro la guerra proprio mentre i maggiordomi europei di Biden cercano in ogni modo di scatenare il conflitto nucleare. Con in testa Napotopo Macron e lo stolto Stoltenberg. Ma seguiti da tutti gli altri che, anche a Roma, invocano un’economia di guerra per continuare ad arricchire i mercanti di armi e di morte. La folle corsa verso il baratro. E osservando i volti dei folli nel parlamento viene immediatamente la voglia di rivalutare gli studi di Cesare Lombroso.

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