Trump prende la parola.
“Lo Stretto di Ormuz? Sarà, presto, territorio degli Stati Uniti”.
Punto e a capo.
Delirio di onnipotenza, dice qualcuno.
Le solite boutade di The Donald, secondo altri.
Nessuno o quasi, però, in questo occidente appiattito e prono, che tenti davvero di comprendere la situazione che si va generando.
Trump non è pazzo. Estemporaneo, certo. Brutale, anche volgare. Ma pazzo proprio no.
Quello che sta facendo con le sue dichiarazioni è marcare il territorio. Affermare la potenza di Washington e il suo diritto, al di là di ogni regola o legge, di rivendicare un ruolo dominante. A livello mondiale.

Lo fa, però, da nazionalista statunitense. Un nazionalismo derivato, quasi un residuo del passato.
Perché gli Stati Uniti di Trump non sono più quelli di un tempo.
Non sono più l’Impero che controllava gran parte, se non proprio tutto il mondo.
Oggi Washington cerca di ampliare il più possibile il suo controllo dei territori, da Ormuz alla Groenlandia, per una ben precisa ragione.
Ha ormai perduto, quasi completamente, quella capacità di influenzare da lontano, di controllare gli scenari globali senza la necessità di esserne direttamente coinvolta.
Per semplificare, senza dover muovere le truppe e occupare territori.
Gli Stati Uniti sono sempre una Grande Potenza, probabilmente ancora la più grande. Ma, appunto, sono una potenza. Circondata da altre, la Cina, la Russia…in costante crescita ed espansione.

Per questo Trump vuole Cuba. Per questo vuole il Venezuela. Per questo vuole la Groenlandia. E per questo vuole Ormuz.
Marca il territorio. A suo modo, naturalmente. Cercando di mascherare, come nel caso del Golfo Persico, quella che, di fatto, si è rivelata una sconfitta.
La sua America sta cercando, in modo alquanto rocambolesco, di acquisire più spazio possibile. Di occuparlo. Perché non ha più alcun controllo della scena globale.
Le, apparenti e certo folckloriche, intemperanze di The Donald vanno lette come un, preciso, segnale di declino.
Ci piaccia o meno, i destini del Mondo non vengono più decisi soltanto a Washington.