Non fatelo leggere a Burioni! Vietatelo ad Antonella Viola! Non nominatelo neppure ai fanatici della mascherina ed ai fissati della sicurezza ad ogni costo! “Le vie invisibili. Senza traccia nell’immensità del Nord”, l’ultimo libro di Franco Michieli, edito da Ponte alle Grazie, non è per loro. Non è una lettura consigliabile a chi ha paura della propria ombra, di un raffreddore, di un bagno in mare a sole 2 ore e mezza dal pranzo.
L’autore racconta, in 280 pagine scritte benissimo, alcune delle sue tante camminate nel Grande Nord. Dalla Norvegia alla Groenlandia, dall’Islanda alle Shetland. Da solo o in compagnia di un amico per volta. Percorrendo, ogni giorno, 30 e più km. Per giorni e giorni a cospetto esclusivamente della Natura.
Michieli non è un fanatico ambientalista convinto che l’uomo debba scomparire per non rovinare la Natura. Per lui l’uomo è parte integrante del creato e deve trovare un equilibrio con tutto ciò che sta intorno e che è meraviglioso. Tanto da ritrovarsi in preda alla sindrome di Stendhal ammirando delle montagne e non un quadro. Entrambe opere d’arte da tutelare.
Ne ha parlato in un incontro ad Ayas, nell’ambito di Monterosa Racconta. Ed ha spiazzato i fissati della sicurezza d’abord. Perché Michieli non soltanto ha affrontato in solitudine, o al massimo in due, percorsi non alla portata di tutti, superando crepacci e scalando montagne, ma lo ha fatto rinunciando allo smartphone, alla bussola, al GPS, all’altimetro. Ad ogni aggeggio tecnologico che potesse rappresentare un ostacolo al rapporto diretto e totale tra uomo e Natura.
Ha scelto di seguire quella capacità innata dell’essere umano di orientarsi seguendo i venti, il sole, le stelle, un torrente, una cresta di una montagna. Bevendo l’acqua ricavata dallo scioglimento della neve, o quella di un ruscello che interrompe un cammino. Ignorando i batteri e scommettendo sui propri anticorpi. E, considerando che ha superato i 60 anni, ha vinto lui.
Il libro, però, non è soltanto un racconto di percorsi affascinanti. È un testo che indica una filosofia di vita. Emblematico un incontro con una ragazza che arriva dalla direzione opposta. Si avvicinano, si salutano e proseguono ciascuno per la propria via nel rispetto assoluto dell’altro. Perché, nella filosofia norvegese, se esci di casa per camminare da solo e incontri qualcuno, la giornata è rovinata.
Ma in questa ricerca della solitudine c’è anche molto di sacro. E c’è spazio, nel libro, per qualche riferimento a Omero e all’Odissea. Giusto per spiazzare non solo Burioni ma anche gli storici ufficiali..


