Ma quale destra per la Lega in flessione continua? I media politicamente corretti spiegano che il crollo dei consensi è legato allo spostamento di Salvini su posizioni estreme per far concorrenza al partito di Giorgia Meloni. Una concorrenza che si sta rivelando perdente poiché, come sempre, gli elettori preferiscono l’originale ad una copia venuta male. Un doppio errore di analisi, ma inevitabile quando il giornalismo rinuncia alla competenza ed all’onestà intellettuale.
Perché, in caso contrario, si sarebbero accorti che le posizioni politiche di lady Garbatella aprono immense praterie alla destra di Fdi. E che le scelte di Salvini non sono assolutamente in grado di portare la Lega ad occupare un pur minima parte di questa prateria. Perché, semplicemente, hanno poco o nulla da spartire con il sentimento di quella parte di “destra” profondamente delusa dal governo meloniano.
Una destra liberista, filo israeliana, antifa. Cioè una replica di quella crosettiana e di Fdi. Non a caso la candidatura di un generale atlantista come Vannacci potrebbe essere proposta indifferentemente da Lega o Fdi.
A questo si aggiunge una imbarazzante classe dirigente che viene cooptata non per meriti ma solo per fedeltà al capetto locale. E se non è un aspetto fondamentale per le candidature per elezioni europee, lo diventa quando il voto è locale. Lo si è visto alle elezioni amministrative quando assessori regionali collocati come capolista sono stati clamorosamente bocciati nelle città di provenienza, all’interno della lista leghista. Una chiara dimostrazione di quanto lo stesso elettorato leghista fosse disgustato dalle imposizioni del vertice.
Ma, ovviamente, nessuno si è degnato di ascoltare la base. La nomenclatura non si tocca, non si mette in dubbio. Sino al prossimo insuccesso.

