Lega sotto attacco. E incapace di difendersi

21 Aprile 2024

Attacco alla Lega. Ormai è un tiro al bersaglio senza soluzione di continuità. Quotidiani e TV sparano senza sosta su Salvini e illustrano con sadica gioia i sondaggi che indicano un calo progressivo dei consensi per quella che, secondo i sondaggi, sarebbe diventata la terza gamba del centrodestra, superata persino da Forza Italia nonostante Tajani.

E come risponde l’ex capitano Salvini, degradato a caporale di giornata? Con un sorriso non proprio coinvolgente, con dichiarazioni al limite della banalità, con una squadra che non sa come comportarsi anche perché non ha mai avuto molta autonomia. Ed era giusto che non l’avesse, dal momento che i territori – quando hanno avuto l’opportunità di muoversi in libertà – hanno sbagliato tutto il possibile ed anche di più.

Il crollo verticale degli ultimi anni, sino al modesto 8% attuale od anche meno (nelle analisi dei sondaggisti), non può essere attribuito solo alle follie papeetiane del leader. Se la Lega ha perso città storicamente controllate dal Carroccio, se ha perso consensi nelle Valli alpine, se è sparita di scena laddove si prendono decisioni, non è perché Salvini è impazzito, travolto dalla hybris, ma perché il personale politico locale era di infimo livello (manco in grado di comprendere cosa fosse questa hybris).

Incapaci persino di distinguere gli amici dai nemici; incapaci di sostenere un progetto culturale diverso dagli altri; incapaci di comunicare; incapaci di presentare programmi credibilità sui vari temi in discussione. L’incredibile non è il crollo all’8%, ma essere riusciti a conservarlo, questo 8%, nonostante loro stessi.

Adesso la Lega marcerà soddisfatta di sé sino alle elezioni europee. Poi, dopo aver spiegato che il voto europeo non ha nulla a che fare con le elezioni politiche italiane, farà i conti interni in un congresso. Che dovrebbe portare al siluramento del caporale Salvini. Peccato che manchi un sostituto credibile. Perché il fronte dell’Est (Zaia, Fedriga e Fugatti) piace ai giornalisti politicamente corretti, ma piace perché può sconfiggere Salvini. Dopodiché anche il Doge Zaia è riuscito a perdere le città più importanti del Veneto e laddove il centrodestra comanda ancora, come a Venezia, la Lega non conta una cippa.

Si prospetta, dunque, un congresso agguerrito, combattuto, ma sul nulla. E altri, da fuori, gongoleranno pensando a quell’8% da spartirsi.

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