Mi sono sempre chiesto cosa mai faccia, nei mesi estivi, Babbo Natale…
Sì, lo so Direttore, sei già sul punto di chiamare la neuro e chiedere un TSO urgente…ma aspetta almeno un momento.
Vedi, sono stanco. Stanco di parlare, e soprattutto scrivere, di politica. Di questi, inutili, ludi cartacei appena conclusisi. E di come cambieranno le cose…che, poi, mai cambiano davvero. Di percentuali, di Alleanze, di Schlein e Meloni. Di Vannacci. Per non parlare di Calenda.
E sono stanco di scrivere di guerre. Ibride, asimmetriche, economiche, diplomatiche…massacri e pulizie etniche, genocidi sì e genocidi no… Mi dà la nausea solo sentir parlare di Blinken e dei suoi viaggi. Non ti dico di Stoltenberg e della Von Der Leyen…
E così…penso a Babbo Natale. Anche perché, ormai, abbiamo appena superato il Solstizio d’Estate. E…
D’accordo. Babbo Natale, o Santa Claus che dir si voglia, ha a che fare con il Solstizio…ma quello d’Inverno. Con questo ci azzecca come i cavoli a merenda.
Ma sempre di Solstizio si tratta. E il Carro del Sole, raggiunto il suo acme, comincia il percorso discendente. Verso la tenebra che giungerà con l’Equinizio di Autunno. Accompagnata dai suoi mostri ed incubi. Per poi sprofondare. E infine risorgere il 25 Dicembre. E allora…Babbo Natale tornerà, dalle sue dimore polari. Sulla slitta volante, trainata da renne.
Orbene – come si diceva in tempi più civili – io non credo certo alle favolette pseudo-disneyane di un Santa Claus che trascorre le vacanze al mare, in bermuda e magari facendo surf…quella è roba da pubblicità della Coca Cola. E andrebbero denunciati – con copiosa richiesta di danni – per aver usurpato un mito. Una figura leggendaria. E averla resa una sorta di ciccione pubblicitario.
Tuttavia resta il problema. Dov’è, oggi, Babbo Natale? Come sta trascorrendo l’estate?
La vulgata favolistica, lo vorrebbe nelle sue dimore polari. A Nord. Intento a preparare il prossimo Natale. I doni, il lavoro degli elfi, il riposo delle renne. La lista dei buoni e dei cattivi.
Ma, appunto, è una favola.
Piuttosto, penso a questa strana estate. Al freddo, alla pioggia, alla neve sui monti che ci hanno accompagnato sino a maggio inoltrato. Creando, a tratti, un’ illusione di inverno.
I fanatici del riscaldamento globale si sono arrampicati sugli specchi, per dirci che no, non è vero, questa è l’estate più calda del secolo. Del millennio.
Sarà…ma qui, sino all’altro ieri, si dovevano accendere le stufe. E pioveva a dirotto. Acqua diaccia.
Tanto che ti veniva voglia di tirar dentro l’abete dal terrazzo. Per tornare ad addobbarlo di sfere multicolori e di luci scintillanti.
E allora…e allora la sensazione è che questo Solstizio, quello d’Estate, sia molto simile, anzi decisamente speculare a quello invernale. Al Natale. Ed i cristiani, non a caso, vi celebrano San Giovanni. Che di Gesù era il nunzio. E il primo cugino.
Tutta di verde mi voglio vestire. Tutta di verde per Santo Giovanni.
Così D’Annunzio ne “La figlia di Iorio”. E il poeta conosceva bene il significato, simbolico, dei colori. Il Verde è colore di entrambi i Solstizi. Come il rosso dei fuochi che, ancora, si accendono fra i monti per San Giovanni.
E l’abito più antico di Santa Claus era verde. Come quelli degli elfi e delle creature magiche dei boschi.
Poi, il verde è anche colore della morte. E, dal Solstizio d’Estate in poi, il Sole va morendo.
Discesa nella tenebra. Allungarsi della Notte. Sino a Natale. Quando, nell’uso romano antico, il Pontifex Minimus scrutava l’orizzonte. E vedeva il sole sorgere, impercettibilmente, qualche attimo prima.
E la Slitta di Babbo Natale è il Carro del Sole. Che viaggia nel tempo e attraverso il tempo. Che segna la discesa agli Inferi. E la resurrezione della Luce.
In questo Solstizio si specchia, rovesciato, quello invernale.
E Babbo Natale lo attraversa, incitando le sue renne. Il viaggio è ancora lungo. Ma i doni, le gemme e i cristalli invernali, sono già qui. Nel profumo dei fiori. E nel sapore dei frutti maturi.



