L’Europa va in pezzi

19 Novembre 2024

 

 

Boykov Borissov non è, sicuramente, un volto nuovo nella politica bulgara. Con il suo partito conservatore, il GERB, ha di fatto dominato per tre mandati, sino alle soglie degli anni ’20. Ed ancora oggi, nel caos politico di questi anni, riveste un ruolo autorevole. Capace di coedere diverse forze in maggioranza. E, soprattutto, di percepire, con notevole perspicacia, da che parte tiri il vento.

 

Ed è, palesemente, un vento che sta allontanando sempre più l’umore dei bulgari dall’Europa. O meglio, da questa Unione Europea, di fatto guidata da una Commissione che, certo, cura con attenzione degli interessi.

Peccato, però, che siano interessi finanziari di gruppi che con l’Europa vera e propria, con i suoi popoli, nulla hanno a che spartire. Anzi…

E così accade che la Bulgaria rallenti, anzi congeli, il processo di integrazione nell’area Euro. E cominci a guardare con sempre maggior interesse ad Est. Verso quella Russia che, oggi, non appare più come l’oppressivo padrone sovietico di un tempo…piuttosto come una nuova possibilità di sviluppo.

 

E Borissov, che ha da sempre antenne lunghe e sensibili, lo ha compreso. E comincia a muoversi di conseguenza. Non curandosi che la grande stampa occidentale cominci a disegnarlo come un, pericoloso, filo-russo. Cosa che, ovviamente, non è. Mentre è, sicuramente, un politico realista e spregiudicato. Con alcuni scheletri nell’armadio, certo. Ma, come si suol dire, a questi livelli il più pulito c’ha la rogna.

 

Ora, non mi interessa, in realtà, la complicata situazione interna della Bulgaria. Paese che, per altro, amo e conosco un po’ per ragioni personali.

L’unica cosa che, qui, vorrei fare notare è che, se anche la piccola Bulgaria, circa sette milioni di abitanti, comincia a prendere le distanza da questa UE, e sonda una via d’uscita, vuol dire che qualcosa, qui, non funziona. Che il “giocattolo” dell’Unione Europea si sta rompendo. Sempre che non sia, per altro, già un rottame.

Le ragioni di questo non vanno, poi, cercate molto lontano. La principale è rappresentata dalla insipienza, vanità, superficialità delle classi dirigenti dei paesi principali dell’Unione. Quindi da una Germania politicamente allo sbando, da una Francia in mano ad una minoranza che guarda solo alle sue prerogative particolari (diciamo, per essere espliciti, sessuali), a dei Paesi Bassi che sfruttano la situazione diventando il collettore di interessi che neppure Alice nel Paese delle Meraviglie potrebbe definire limpidi.

 

Dell’Italia, poi, non parlo. Un po’ per carità di patria. Molto perché dai tempi, ahimè, dei Craxi e degli Andreotti, e in parte di Berlusconi, l’Italia, chiunque la governi, conta come il due di coppe quando la briscola sta a bastoni. Non pervenuta, in buona sostanza.

 

Naturalmente, vi è poi, come accennavo, la Commissione Europea. Mai eletta da nessuno, una burocrazia tracotante e, soprattutto, che serve interessi lontani, mille miglia, da quelli dei popoli dell’Unione. E i problemi giudiziari, insabbiati, di Lady Ursula dovrebbero farci capire la cosa senza bisogno di tanti discorsi. Dovrebbero…

 

Insomma, questo mastodonte burocratico, privo di una vera testa, ha anche i piedi di argilla. Come stiamo già sperimentando. E come, purtroppo, vedremo con sempre maggior chiarezza nei prossimi mesi. Con l’arrivo di Trump alla Casa Bianca.

 

Il gioco sta per finire. E finire male.

La piccola e caotica Bulgaria ce lo sta, di fatto, segnalando.

Ma noi siamo troppo avvolti nelle nostre fantasie, malate e indotte, per capirlo.

 

 

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