Va in scena, oggi e domani a Correzzola (Padova), il corso di formazione per i giornalisti impegnati nella quotidiana lotta al fascismo sui quotidiani e nei talk show di RAI, La 7, anche Mediaset (dove, peraltro, alcuni di coloro che intervengono, in veste di relatori, alla seconda edizione di Librincorte sono ospiti più o meno fissi).
15 case editrici presenti, un docufilm, una trentina di relatori, 9 conferenze, presentazioni di libri. Berizzi ed i suoi seguaci, da Trocino a Palladino, da Formigli a Bianca Berlinguer, da Gruber a Ranucci: una loro presenza, anche rapida, nella Corte Benedettina di Correzzola permetterebbe di inventare decine di inchieste fantasiose, di scatenare dibattiti sulle decine di destre esistenti e per loro sconosciute.
Potrebbero montare casi sulle profonde differenze di un mondo che, per loro, è uniformemente nero, tranne quando si scatenano nella caccia ai rossobruni. Oppure potrebbero dedicarsi al pettegolezzo su una rassegna di cultura alternativa anche rispetto a quella governativa. Magari a Librincorte nessuno racconterà di pensare immediatamente a Madrid ogni volta che vede la Tour Eiffel, e questo potrebbe spiazzare gli Scanzi di turno.
Però servirebbe un minimo di preparazione o di attenzione per comprendere le differenze tra Tarchi e Cerno, tra Biloslavo e Segatori, tra Terranova e Totolo. Tra conservatori e rivoluzionari, tradizionalisti e innovatori. Con un briciolo di onestà intellettuale scoprirebbero che le destre non sono omofobe e neppure misogine. Scoprirebbero che le differenze esistono anche tra case editrici, tra Eclettica e Settimo Sigillo, tra il Cerchio e Arianna.
Troppo difficile. Bisognerebbe rinunciare a preconcetti ed alla comodità di posizioni costruite da tempo sul nulla. Tutt’al più la gauche intello in redazione potrà dedicarsi all’analisi approfondita dell’abbigliamento di relatori e pubblico. Aggiornando il cliché un po’ stantio di ray-ban e scarpe a punta..

