Europa… Termine, geografico, usato ed abusato. Soprattutto oggi, quando sembra, ormai, aver perduto il minimo senso.
Lo usano tutti. Partigiani della Commissione di Bruxelles, come coloro che, almeno a parole, la avversano. A parole, perché, poi, nei fatti provati, le cose vanno ben diversamente. Purtroppo.

Europa… Ha un bel suono, non c’è che dire…ma, purtroppo, è suono vuoto. Almeno oggi. Perché non corrisponde ad alcuna realtà. Né geografica, né, tantomeno, politica. Resterebbe la realtà culturale, ma anch’essa appare sempre più di risulta. Effimera, o, meglio ancora, ridotta a un vago ricordo del passato. Poco, troppo poco.
Ed è questo, probabilmente, il vulnus più grave. Perché l’Europa, senza una sua, specifica e marcata, dimensione culturale, semplicemente non esiste. Né dal punto di vista geografico, né da quello politico.
E non sono certo i discorsi da guitto di bassa lega di un Benigni a poter compensare tanto vuoto.
L’Europa è, innanzitutto, una dimensione culturale. Che hanno cominciato a definire i greci, quelli veri, con le guerre persiane. Per segnare un confine fra le immensità di Asia ed Africa ed il piccolo angolo di mondo che ne costituiva, solo, la propaggine più occidentale. Ed era, però, popolato da genti dure, bellicose. Orgogliose. Celti, Germania, Iberici, Italici…e Latini, soprattutto. Che crearono l’Impero di Roma.

Poi furono le, cosiddette, invasioni barbariche, la calata dei popoli germanici a portare, nel giro di alcune generazioni, all’Impero Carolingio. Che, di fatto, finì con il rappresentare una prima idea di Europa. Più per risulta, che lucido progetto, visto che gli arabi avevano conquistato, ormai, la sponda sud del Mediterraneo. E, ad oriente, cominciava a rivelarsi l’immensità eurasiatica delle Russie. Che divennero anch’esse Europa. Ma col tempo. Ed un’Europa…diversa. Protesa verso le vastità, fisiche e soprattutto culturali, dell’Asia.
Questa, però, è sommariamente storia. Buttata lì a casaccio, solo per rievocare frammenti di memoria.
Possiamo dire che, oggi, di quella prima Europa resta ben poco. Solo alcune, imprecise e frammentarie, nozioni nei libri di storia per le scuole. Letti poco e male.
Così come non resta che vago ricordo di quell’imperialismo spagnolo, portoghese, francese ed anche, seppur diverso e marittimo, inglese che ha caratterizzato gli ultimi secoli. E che, però, mai ci ha dato un’Europa politica. Mai l’ha, neppure, concepita.
Però da lì sono derivati Shakespeare e Cervantes, anche Goethe. E all’origine il nostro Dante.
Una dimensione essenzialmente culturale. O, se vogliamo, un modo, originale, di concepire l’uomo e il suo destino.
Un modo che, certo, si è nutrito di grandi apporti arabi. E, tramite gli arabi, di un più lontano oriente.
Imprimendovi, comunque, una svolta. Radicale e profonda. Nel bene e…nel male.

Di tutto questo, però, oggi resta solo una memoria estremamente labile. Effimera.
Che non può servire neppure a concepire un’idea di Europa.
Un vuoto, in sostanza. Che viene riempito da una, cosiddetta, Unione. Un ente burocratico asservito ad interessi economici internazionali, e che con una qualsivoglia idea reale di Europa nulla hanno a che vedere. Anzi, la negano e contraddicono in profondità.
Poi, naturalmente, ci sono i proclami retorici, i guitti prezzolati, ed altre carabattole prive di sostanza.
Chiamatele pure Europa, se vi va.
Per me l’Europa, semplicemente, non esiste. Punto.