LA CADUTA DEGLI IMPERI – ROMA E IL FUTURO DELL’OCCIDENTE
di Peter Heather-John Rapley, Mondadori, Milano, 2024. 20 euro
Quando le tematiche della sconfitta, della decadenza e forse della rovina politica, sociale e militare dell’Occidente vengono prese in seria considerazione dai più seri intellettuali dell’Occidente, allora significa che il cambiamento di paradigma, di organizzazione complessiva dei rapporti tra gli Stati, sostanzialmente è già avvenuto, alla faccia di quello che ancora dicono i capi politici e la propaganda nella comunicazione degli occidentali.
Il multilateralismo è dunque oramai una realtà evidente mentre l’epoca dove la potenza anglo-americana dettava legge nei rapporti internazionali – economici, politici e finanziari – fa parte oramai del passato, inesorabilmente, per fortuna.
Tra i tanti segnali in questa interessante direzione culturale – perché è sempre importante l’alta cultura, mentre la propaganda, che in Occidente chiamano informazione, è altra cosa – dobbiamo senz’altro segnalare questo ottimo studio di due accademici britannici: John Rapley, economista politico a Cambridge, e Peter Heather, storico medievale al King’s College di Londra, precedentemente docente all’università di Yale e di Oxford.
Se l’economista Rapley è famoso per i suoi studi sulla globalizzazione economica e sui rapporti con l’effettivo sviluppo in relazione alla distribuzione e al proliferare delle diseguaglianze, invece lo storico Heather è senza alcun dubbio uno dei più importanti storici britannici viventi e dobbiamo segnalare un suo fondamentale studio sulla caduta dell’Impero romano edito nel 2005, e in Italia nel 2006 per Garzanti, dove in più di 650 pagine si descrive e soprattutto si spiega in modi convincenti quali furono veramente le ragioni della caduta dell’Impero romano.
Sappiamo certo che i britannici hanno una lunga tradizione in questo settore di ricerche e dal Gibbon in poi hanno inaugurato una ricerca storica – perché quella filosofica sull’argomento era già consuetudine nella cultura europea dal Rinascimento all’Illuminismo, dal Machiavelli a Montesquieu – che, si può dire con cognizione di causa, con l’Heather aggiunge un capitolo decisivo nella ricerca di un chiarimento definitivo sul problema che ha assillato l’intellighenzia europea per cinque secoli.
Ebbene queste due brillanti intelligenze dell’élite britannica pubblicano nel 2023 questo libro che adesso, giugno 2024, viene giustamente tradotto e pubblicato nel nostro Paese da Mondadori, La caduta degli imperi – Roma e il futuro dell’Occidente, testo che intende utilizzare le competenze degli autori per impostare un interessante confronto sulla crisi dell’Impero romano e quella dell’impero dell’Occidente anglo-americano.
Soprattutto il contributo di Heather risulta fondamentale, perché i suoi argomenti, che hanno svelato definitivamente le ragioni della caduta dell’Impero romano, sono utilizzati a piene mani per il confronto e per le conclusioni, effettivamente efficaci, sul destino probabile dell’impero anglo-americano odierno, appunto l’Occidente.
Ma quali sono dunque queste regioni risolutive e convincenti: Heather spiega che i barbari che Giulio Cesare sconfisse nel I secolo avanti Cristo e che si confrontarono ripetutamente nel nord Europa con l’impero sino al II secolo dopo Cristo, oramai nel IV e nel V secolo erano diventati ben altra cosa dal punto di vista politico, militare e sociale. Quattro secoli di vita e intenso interscambio tra l’Impero e la zona al di là del Limes, profonda 100 chilometri, avevano cambiato completamente la società dei Germani: molti furono utilizzati nelle legioni, così impararono l’arte militare romana, altri commerciavano, altri ancora avevano imparato le tecniche artigianali e soprattutto le classi dirigenti barbare avevano compreso che solo le grandi federazioni unitarie di tribù potevano prevalere sull’esercito romano.
Così dalla fine del IV secolo i romani videro non più qualche migliaio di barbari isolato tentare le scorrerie, ma federazioni di tribù ben organizzate militarmente che solo la completezza dell’esercito romano poteva sperare di sconfiggere, e questo mentre l’Impero doveva affrontare contemporaneamente la crescente minaccia persiana a Oriente: la somma delle due minacce portò al tracollo del sistema, alla perdita di molte terre dell’Occidente che si portarono dietro una inevitabile e rovinosa contrazione delle tasse, le uniche risorse per l’erario, e dunque un avvitamento disastroso: meno territori, meno tasse, meno legioni e dunque la fine nel 476.
L’Oriente si salvò perché mantenne i territori, dunque le tasse e le risorse, anche se dovette sempre confrontarsi con la minaccia dell’impero persiano per altri due secoli.
Ma cosa c’entra tutto questo con l’Occidente moderno: moltissimo.
L’Occidente moderno negli ultimi quattro secoli ha conquistato e colonizzato il mondo, ha imposto le sue regole politiche, commerciali e finanziarie con la forza della sua scienza e della sua tecnologia, innanzi tutto militare; il mondo ha dovuto dunque piegarsi a questa occidentalizzazione forzata finché anche altri Paesi, primo il Giappone, hanno capito che con l’Occidente moderno, a guida anglo-americano (ma sappiamo che c’è stato spazio anche per la Francia, il Belgio, la Spagna, il Portogallo, l’Olanda e persino per la nostra Italia…), si poteva competere solamente con la forza, tecnologica, militare ed economica.
Così si è ripetuto lo stesso processo di civilizzazione e modernizzazione che fu fatale all’Impero romano: oggi sono l’Oriente cinese, giapponese, indiano assieme al Terzo Mondo emergente, i Paesi arabi, l’Africa per non parlare della Russia (euro-asiatica) che hanno imparato la tecnologia occidentale e la utilizzano in tutti i campi come l’Occidente anglo-americano, di conseguenza è tramontata definitivamente l’epoca dove si conquistavano i territori con gli europei che sparavano con cannoni e mitragliatrici di contro a tribù più o meno selvagge che rispondevano con lance e frecce. Nel nostro pericoloso presente ci sono armi atomiche da tutte le parti e anche nella vita militare o economica convenzionale i confronti sono oramai ad armi pari.
I due intellettuali inglesi nella loro analisi concludono dunque che un tale processo è irreversibile e che mai più l’Occidente anglo-americano – che i due studiosi mostrano di amare in modo quasi viscerale – potrà tornare ad essere il padrone globale che pensava di essere ancora alla fine del XX secolo: si aprono invece al destino futuro dell’Occidente due possibilità concrete, una delle quali potrebbe essere rovinosa per il mondo intero e sicuramente per l’impero occidentale.
Se infatti l’Occidente anglo-americano, come sembra fare in Ucraina e nel Medio Oriente, non intendesse cedere al confronto e al dialogo con i nemici, secondo i due studiosi inglesi, si aprirà una terribile fase di crollo verticale del potere dell’Occidente stesso, in quanto la potenza tecnologica, militare ed economica dell’Occidente non è più in grado di mantenere la guida e la supremazia autoritaria della globalizzazione: i due intellettuali britannici invece sperano che la ragione e la consapevolezza dei reali limiti porti l’Occidente a dialogare, cedere i territori che non si possono più mantenere e contrattare, attraverso la diplomazia e le notevoli risorse che l’Occidente ancora possiede, per inaugurare una nuova epoca di pace e di forzato dialogo tra entità imperiali diverse.
La storia dell’impero romano dopo Giustiniano segnala infatti la tragedia dell’inizio del VII secolo, quando Persia e Costantinopoli si dissanguarono in una inutile guerra che alla fine vide vincitore il giovane Islam, che conquistò del tutto l’antico Impero persiano e gran parte dei territori dell’Impero romano d’Oriente, che rimase confinato all’attuale Turchia, alla Grecia e alla Calabria e alla Puglia.
Ma la storia romano-bizantina insegna anche che Bisanzio, oramai come potenza regionale nel Mediterraneo e non più globale come il vecchio Impero romano, ebbe ancora lunga vita e vide il suo tramonto definitivo solo nel 1453, sotto la pressione dei turchi.
I due intellettuali inglesi, che dimostrano di essere molto inglesi in parecchie valutazioni che potremmo contestare, però nella loro tesi centrale sono del tutto convincenti e soprattutto dimostrano di aver preso coscienza delle reali potenze storiche che nella nostra pericolosa attualità giocano ognuna le loro carte; sarebbe veramente una stupidaggine non ascoltare il loro saggio consiglio: se l’Occidente anglo-americano vuole sopravvivere come una delle potenze globali deve dunque trattare, dialogare, imparare a rispettare le altre potenze e contentarsi di esistere accanto agli altri, che oramai sono in grado di decidere il loro destino a casa propria e non solo.



