La Georgia sta vivendo un incubo. L’incubo di una guerra civile, e, soprattutto, di divenire nuovo teatro per il confronto tra potenze.
Un incubo molto, troppo concreto.
Che ci viene, però, raccontato in modo alquanto distorto. E fazioso.
Vediamo di cercare un po’ di chiarezza. Guardando ai fatti.
Dunque, la Georgia è andata al voto. E vincitore con ampio margine sembra sia stato Ira’kli K’obakhidze, con “Sogno georgiano”, attuale capo del governo. Che la nostra stampa definisce, bollandolo, come “filo-russo”. O peggio.

A riprova di questo, porta la decisione dell’attuale Presidente di non riconoscere il risultato elettorale. E di appellarsi alla piazza. Perché la sostenga nel suo braccio di ferro col governo.
Già…ma chi è, poi, questa Presidente?
La Signora Salomè Zourabichvili, in questione, è cittadina francese. Nata e cresciuta in Francia, da genitori di origine georgiana che vi si erano trasferiti. Esuli, e, però, naturalizzati.
E in Francia ha studiato ed è divenuta diplomatica. Assolvendo a vari ruoli sempre e comunque per la sua patria. La Francia, appunto.
Poi, improvvisamente, all’età di 51 anni, quindi non più giovanissima, è andata in Georgia. Terra dei suoi antenati. Ma non a ricercare le proprie origini, come sarebbe, tutto sommato, naturale aspettarsi.
Vi è andata prima come ambasciatore francese, poi, rapidamente, per entrare in politica. La politica georgiana. E si è messa a fondare partiti e a candidarsi a tutto. Fino a diventare Presidente della Repubblica.
Questo, però, senza mai rinunciare alla cittadinanza francese. Anzi, voci abbastanza certe le attribuiscono un notevole legame con il governo di Parigi. Del quale continuerebbe ad essere fedele funzionario.
Ora, penso che questo dovrebbe lasciare un po’ perplessi. Perché, parliamoci chiaro, costituisce una anomalia non da poco. Un Presidente georgiano che è, contemporaneamente, orgoglioso cittadino francese. E, soprattutto, funzionario del Ministero degli Esteri di Parigi.
Un tempo di sarebbe sarebbe parlato di colonia…ma certe parole, oggi, è proibito usarle.
Comunque, con tutta la buona volontà, mi riesce difficile capire. Mi sembra una rivisitazione di Arlecchino servitore di due padroni. Anche se, a ben vedere, il padrone della signora Salomè Zourabichvili è uno solo. E non certo il popolo georgiano. Visto che la sua elezione è stata determinata dall’influenza di Parigi. E dal voto, compatto, garantitole dall’estero.

Comunque, eccezione o non eccezione, ci si potrebbe passare sopra. Se non fosse che ora, questa Signora Presidente, decide che i risultati elettorali a favore di K’obakhidze non sono validi. E agita la piazza. Ovvero circa ventimila georgiani, secondo le stime, in verità ottimistiche, dei media occidentali.
Comunque, piccolo particolare dimenticato, la Georgia ha, stando ai dati del del 2022, circa 3.700.000 abitanti residenti. Che non saranno molti, ma certo più dei ventimila che protestano a Tbilisi.
Però alla Signora Salomè Zourabichvili il voto degli abitanti non va bene. E si appella alla Piazza per invalidarlo. Questo nella prospettiva, da lei caldeggiata e sostenuta, di portare la Georgia nell’Unione Europea. E, poi, nella NATO.
E allora sorge un sospetto. Molto, troppo concreto, Purtroppo. Che la piccola Georgia caucasica sia, ormai, sul punto di divenire un nuovo teatro di operazioni volte a confliggere con la, grande e vicina, Russia. Proprio quello che K’obakhidze vorrebbe evitare. Instaurando buone relazioni con l’ingombrante vicino. Ed evitando di schierarsi con una delle due parti in conflitto.

Ma questo evidentemente non va bene alla Signora Presidente . E, soprattutto, a chi ne tira le fila dal, lontano, Eliseo.
Così i nostri Media ci dicono che le elezioni georgiane non sono valide. E che ventimila agitati in piazza devono contare più di tre milioni e rotti che hanno votato.
Strana matematica. Davvero strana.