L’industria piemontese è in crisi, ma la colpa è di chi invecchia..

12 Agosto 2024

Nel disastro industriale italiano c’è, almeno, un aspetto positivo. Il netto calo del PIL piemontese nel secondo trimestre (-0,7%) non si rifletterà necessariamente sulla situazione complessiva italiana. Anche se.. Il problema è sicuramente legato alla eccessiva dipendenza dell’economia subalpina sia dal comparto automotive sia dalle esportazioni verso la Germania (oltre che la Francia). Si paga, dunque, la stupida fedeltà – e l’eccessivo servilismo  – nei confronti di una famiglia che meriterebbe esclusivamente l’esilio. Ma anche la scarsa propensione ad investire per individuare nuovi mercati.

Il tutto aggravato dalla ridotta diversificazione delle attività produttive.

E sino a qui sarebbe tutto quasi accettabile o, almeno, comprensibile: “abbiamo sempre fatto così, perché cambiare?”.

Magari perché non funziona più, ma è un dettaglio. Ciò che è realmente grave è il rifiuto ad uscite da una logica di familismo ed amichettismo che è la causa principale del declino. Il Sistema Piemonte ha portato alla cooptazione di personaggi di basso livello, collocati ai vertici di istituzioni, associazioni, categorie, società varie, aziende. E dopo aver provocato disastri, a loro volta hanno proceduto alle cooptazioni. Ma passando dal livello basso a quello infimo.

Totali incapaci, incompetenti, ignoranti dovrebbero rilanciare una regione alle prese con un cambiamento epocale. E, infatti, non solo cala il Pil, ma precipita la collocazione del Piemonte nella classifica delle regioni europee. E allora il Sistema dà la colpa alla popolazione che invecchia, ai piemontesi che riducono i consumi con la scusa della perdita del potere d’acquisto delle famiglie. Come se non fosse il Sistema Piemonte a mantenere le retribuzioni dei piemontesi più basse rispetto alle altre regioni dell’Italia del nord e dell’Europa più avanzata.

Così, dopo aver affermato che il turismo non potrà mai sostituire la manifattura, il Sistema gongola perché il turismo straniero tiene ancora e permette all’economia subalpina di galleggiare. Senza pensare che, per garantire il futuro, servirebbe manodopera qualificata nei settori trainanti e non il lavoro povero di chi deve portare piatti alla meno peggio in locali cari e privi di qualità.

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