L’inflazione riduce il potere d’acquisto delle famiglie italiane. Chi lo spiega a Speranzon?

29 Settembre 2026

Non si può pretendere che i famigli di sora Giorgia leggano un rapporto economico nella sua interezza. Soprattutto se, dopo i primi dati positivi, seguono quelli negativi e anche preoccupanti. Così gli Speranzon di turno possono andare in tv a raccontare che l’Ocse ha rivisto, al rialzo, le previsioni sul Pil italiano del 2026: da una crescita dello 0,5% prevista a giugno all’attuale 0,9%. Oddio, non proprio un boom economico, considerando che l’economia mondiale crescerà del 2,9%.

Ma il peggio arriva dopo. Perché, per il 2027, le previsioni a livello mondiale indicano un incremento del 3%, in calo rispetto al 3,1% previsto a giugno. Mentre per l’Italia l’incremento dovrebbe limitarsi allo 0,6%. Non si esce dalla stagnazione, insomma.

Soprattutto non va assolutamente meglio per gli italiani. I salari italiani sono inferiori del 6,1% rispetto al 2021. E non basta. Perché, grazie all’inflazione, quest’anno scenderanno ulteriormente dello 0,9%, una flessione che peserà anche il prossimo anno, quando sarà recuperato solo lo 0,2%.

Non è proprio quel grande aumento della ricchezza delle famiglie annunciata da Speranzon e soci. E questo impoverimento reale peserà sui consumi. Non tanto in termini di valore, considerando gli aumenti dei prezzi, ma in volumi. E se si riducono i volumi, si riduce la produzione. Perché non bastano le esportazioni, serve anche il mercato interno. Troppo complicato per i famigli di sora Giorgia..

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