Tanto tuonò che piovve. E, alla fine, anche Trump si è infuriato. Con il, cosiddetto, amico Netanyahu.
Una furia quasi beluina. Come si conviene al carattere incendiario del Tycoon divenuto Presidente.
Sei pazzo? avrebbe urlato al telefono.
Non ti rendi conto che sto facendo i salti mortali per salvare te e i tuoi, e invece tu continui imperterrito con delle azioni che ti stanno facendo odiare da tutto il mondo?

L’utilizzo del condizionale, naturalmente, è d’obbligo. Tuttavia le fonti informative su tale colloquio sono serie e autorevoli. E, poi, la collera di Trump è evidente. Come evidente è l’atteggiamento di Netanyahu che, ogni giorno, vanifica gli accordi di pace faticosamente perseguiti dal Presidente americano.
Certo, i comunicati ufficiali di Israele dicono tutt’altro. Parlano di dialogo costruttivo, di salda amicizia ed alleanza…
E tuttavia suonano come moneta falsa anche ad orecchie non addestrate.
Insomma Trump è furente. Perché da settimane sta facendo di tutto – sotto traccia ovviamente – per riaprire il dialogo con Tehran. E cercare una via d’uscita dignitosa, e non troppo onerosa, al tunnel in cui si è cacciato. Ascoltando troppo le sirene israeliane, ed evidentemente avendo un’idea molto approssimativa dell’Iran e della sua forza.
Così, oggi come oggi, si ritrova ad avere come obiettivo primario la riapertura del Golfo alla circolazione delle navi.
Paradossale, visto che fino all’attacco americano (e israeliano) era un canale aperto, senza dazi o altre imposizioni.

Però, ora, è palese la volontà di Tehran di mantenerne il controllo. Facendo pagare a tutti, o quasi, il passaggio. Ed anche centellinandolo. Con chiare ricadute sul prezzo del petrolio e di altri prodotti.
Insomma, Trump sta faticosamente cercando di rimediare a questa situazione. Pagando un pesante scotto interno agli States. Con un crollo della sua popolarità che potrebbe avere esiti devastanti alle prossime elezioni di Midterm.
E, invece, Netanyahu tira dritto per la sta strada. Muove guerra in Libano e Siria. Continua con il massacro dei palestinesi in Cisgiordania e a Gaza.
Il suo obiettivo, palese e dichiarato, è la Grande Israele. Il sogno del sionismo più estremo, e l’incubo del Medioriente.
L’altro obiettivo, solo un po’ meno palese, è far franare le trattative di pace tra Washington e Tehran. E ridare vita ad una guerra ad oltranza contro il regime degli ayatollah.
Certo, poi vi sarebbero alcune questioni personali. Perché Bibi sa bene che, senza la guerra, il suo governo avrebbe i giorni contati. E, soprattutto, che per lui si aprirebbero una serie di processi interni per malversazioni ed altre carabattole.

Così fa, sistematicamente, saltare ogni accordo che Trump riesce, faticosamente, ad imbastire con Tehran.
Una vera tela di Penelope. Trump tesse di giorno, Bibi la disfà di notte.