L’irrilevanza dei corpi intermedi in un’Italia senza idee

4 Maggio 2024

L’irrilevanza dei corpi intermedi. Ne ha scritto, correttamente, il Corriere della sera in occasione del modesto spettacolo offerto da Cgil, Cisl e Uil sul palco di Monfalcone per il primo maggio. Correttamente ma in modo insufficiente. Perché i corpi intermedi non sono rappresentati solo dalla Triplice sindacale. Nella definizione rientrano le associazioni di categoria (da Confindustria a Coldiretti, da Confcommercio a Confartigianato…), gli ordini professionali, le associazioni del Terzo settore. Un mondo estremamente complesso, numericamente rilevante, politicamente e socialmente irrilevante.

Hanno perso ruolo, i corpi intermedi. E se ciò fosse avvenuto per un rafforzamento del ruolo della politica, sarebbe almeno comprensibile. Invece l’irrilevanza è cresciuta parallelamente all’indebolimento della politica, ormai affidata – maggioranza e oppofinzione non fa differenza – ad una serie di personaggi imbarazzanti (per usare un eufemismo).

Il compito dei corpi intermedi è quello di tutelare degli interessi collettivi, ma per farlo servirebbero idee, proposte. Basate su studi e analisi.

Invece, riferendosi alla Triplice sindacale, il Corriere stronca le proposte che, oggettivamente, appaiono deboli, scontate, vecchie. Sostanzialmente inutili. Però perfettamente in linea – ma, non a caso, il Corriere non se ne accorge – con una politica impegnata a litigare su ciò che è accaduto 80 anni fa.

E non è che dagli altri corpi intermedi arrivino proposte molto più serie, concrete, proiettate al futuro. Semplicemente perché, per miopi ragioni di bilancio che assomigliano molto ad un’ottusa taccagneria, si sono drasticamente ridotti gli investimenti nei rispettivi uffici studi. Che, quando sopravvivono, sono spesso affidati ad incompetenti che producono analisi banali. Certo, esistono eccezioni, ma sono appunto tali e non modificano il quadro generale.

Eppure, pochi decenni orsono, si assisteva ad una gara di qualità tra gli uffici studi delle associazioni industriali dei vari territori ed i “rivali” delle Camere di commercio, tra le analisi delle Regioni e quelle dei sindacati. Le categorie avevano qualcosa da dire sulla base degli studi, delle ricerche, degli approfondimenti. Era un confronto tra varie interpretazioni del dato di realtà.

Ora rimane davvero molto poco. Banca d’Italia, qualche Unioncamere regionale, le Edizioni sindacali dell’Ugl, l’Osservatorio agenti di commercio Usarci, la Cgia di Mestre (ma meno del passato), il Censis. Il resto è sostanzialmente svanito, ridotto a dichiarazioni sul nulla e prive di analisi convincenti. D’altronde perfettamente in linea con un altro fenomeno tutto italiano: la sottovalutazione delle professioni intellettuali nelle aziende italiane. Le idee fanno paura, la libertà di pensiero provoca terrore nei vertici delle imprese.

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