L’irrilevanza dell’italiano

20 Agosto 2024

Può sembrare irrilevante, ma non lo è. Le precise descrizioni dei videogiochi che Luca Bagatin pubblica su Èlecto rilevano, troppo spesso, che nei giochi manca la versione in italiano. Inglese, francese, spagnolo, tedesco. Magari anche cinese o portoghese. Italiano no. E questa è la risposta più evidente alla montagna di denaro spesa dal governo per il sostegno alla cultura italiana nel mondo. Per far conoscere la lingua italiana. Eppure, nelle statistiche ufficiali, la lingua italiana risulta tra le più conosciute. E, sicuramente, la cultura italiana non ha rivali nel mondo.

Peccato che sia la cultura del passato. Quella delle rovine archeologiche, non sempre valorizzate adeguatamente ma comunque invidiate da tutti. O quella del Rinascimento.  Possiamo arrivare sino ai palazzi reali, alle regge. E poi basta. La demonizzazione idiota dell’architettura razionalista e del Futurismo impedisce un’adeguata promozione. Ma altro non c’è. Nessuno, tranne forse gli appassionati di horror, visita una città italiana per ammirare le periferie. Nessuno si entusiasma davvero per la cultura contemporanea italiana.

Ed evidentemente, tra creatori, sviluppatori ed editori dei videogiochi quasi nessuno si entusiasma all’idea di ottenere un prodotto utilizzato dagli italiani. L’irrilevanza di un popolo si misura anche da queste piccole cose. Non è certo colpa dell’incapacità di Tajani sul fronte della politica internazionale. E neppure dell’imbarazzante gestione della cultura da parte del ministro delle cerimonie partenopee. Il problema non è di questi ultimi due anni. Viene da molto più lontano. Ed è colpa di tutti. Non solo dei politici.

Il servilismo nei confronti di chiunque abbia un passaporto straniero è solo l’esempio più recente della logica del “Franza o Spagna purché se magna”. Cacciamo i turisti italiani dalle località turistiche per far spazio agli stranieri. Eliminiamo ogni tradizione musicale per sostituirla con l’immondizia in arrivo da qualsiasi parte del mondo (meglio se angloamericano). Eccitiamoci per sgorbi spacciati per arte internazionale. Precipitiamoci a vedere film insulsi purché hollywoodiani e poi stupiamoci se il cinema italiano è mediamente penoso.

E dopo aver abdicato ad ogni difesa di una cultura sempre meno difendibile, protestiamo perché nei videogiochi dobbiamo utilizzare le stesse lingue con cui serviamo gli investitori stranieri, i politici stranieri, i turisti stranieri, i cantanti stranieri, gli architetti stranieri.

Però facciamo le battaglie sulla cittadinanza dopo aver rinunciato ad ogni identità, ad ogni sovranità anche culturale.

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