“Decine di giornalisti, influencer ed opinionisti nel mirino dell’intelligence italiana: l’accusa è quella di essere ingranaggi della macchina della propaganda di…, che punta a condizionare l’opinione pubblica del nostro Paese sul conflitto in….”
Sì, la presa di posizione della politica italiana di maggioranza e oppofinzione, dell’ordine dei giornalisti, della immancabile comunità ebraica contro la lista dei giornalisti e opinionisti italiani impegnati nella propaganda filo israeliana è nota, poiché ogni Tg ed ogni quotidiano ha rilanciato l’indignazione collettiva ed ha condannato la lista di proscrizione pubblicata da un nuovo micropartito comunista.
Peccato, però, che le righe iniziali siano tratte dal quotidiano Il Giornale, riferite appunto ad una lista di proscrizione di giornalisti, influencer ed opinionisti accusati di essere filo russi. Era il 2022 ed il Giornale riprendeva un articolo del Corriere della Sera. Ma poi sarebbero arrivati anche gli altri, da Jacoboni sulla Busiarda (la Stampa degli Elkann) sino a Linkiesta.
E l’ordine dei giornalisti? Muto. E la libertà di opinione e di informazione? Sparita nelle dichiarazioni dei politici dei due, teoricamente opposti, schieramenti.
Dunque, in Italia, il problema non è il diritto dei giornalisti di esprimere le proprie opinioni e di svolgere liberamente il proprio lavoro. La libertà di stampa esiste esclusivamente se segue gli ordini del potere. E si sa benissimo che il potere, quello vero, non è a Palazzo Chigi o su qualche colle di Roma.
Dunque è vietato compilare la lista degli amici di Netanyahu ma è permesso pubblicare la lista di chi preferisce Putin a Zelensky. E non solo giornalisti. Perché la Busiarda, con il suo stile consueto, aveva aggiunto anche cantanti ed artisti. Perché il gossip piace (non si sa a chi, considerando il crollo delle vendite del quotidiano torinese) e bisogna criminalizzare ogni esponente della società civile che non accetta la narrazione falsa ma politicamente corretta in arrivo da Washington.
Ormai il prossimo passo potrà essere compiuto direttamente dall’ordine dei giornalisti, con la creazione di un albo riservato ai colleghi politicamente corretti ed uno per i reprobi. Quelli che possono tranquillamente essere inseriti nelle liste di proscrizione redatte dai padroni statunitensi e controfirmate dai maggiordomi italiani.
Liste dei giornalisti filo israeliani? Una vergogna! Dei giornalisti filo russi? Sacrosante. Il doppiopesismo della categoria..
“Decine di giornalisti, influencer ed opinionisti nel mirino dell’intelligence italiana: l’accusa è quella di essere ingranaggi della macchina della propaganda di…, che punta a condizionare l’opinione pubblica del nostro Paese sul conflitto in….”
Sì, la presa di posizione della politica italiana di maggioranza e oppofinzione, dell’ordine dei giornalisti, della immancabile comunità ebraica contro la lista dei giornalisti e opinionisti italiani impegnati nella propaganda filo israeliana è nota, poiché ogni Tg ed ogni quotidiano ha rilanciato l’indignazione collettiva ed ha condannato la lista di proscrizione pubblicata da un nuovo micropartito comunista.
Peccato, però, che le righe iniziali siano tratte dal quotidiano Il Giornale, riferite appunto ad una lista di proscrizione di giornalisti, influencer ed opinionisti accusati di essere filo russi. Era il 2022 ed il Giornale riprendeva un articolo del Corriere della Sera. Ma poi sarebbero arrivati anche gli altri, da Jacoboni sulla Busiarda (la Stampa degli Elkann) sino a Linkiesta.
E l’ordine dei giornalisti? Muto. E la libertà di opinione e di informazione? Sparita nelle dichiarazioni dei politici dei due, teoricamente opposti, schieramenti.
Dunque, in Italia, il problema non è il diritto dei giornalisti di esprimere le proprie opinioni e di svolgere liberamente il proprio lavoro. La libertà di stampa esiste esclusivamente se segue gli ordini del potere. E si sa benissimo che il potere, quello vero, non è a Palazzo Chigi o su qualche colle di Roma.
Dunque è vietato compilare la lista degli amici di Netanyahu ma è permesso pubblicare la lista di chi preferisce Putin a Zelensky. E non solo giornalisti. Perché la Busiarda, con il suo stile consueto, aveva aggiunto anche cantanti ed artisti. Perché il gossip piace (non si sa a chi, considerando il crollo delle vendite del quotidiano torinese) e bisogna criminalizzare ogni esponente della società civile che non accetta la narrazione falsa ma politicamente corretta in arrivo da Washington.
Ormai il prossimo passo potrà essere compiuto direttamente dall’ordine dei giornalisti, con la creazione di un albo riservato ai colleghi politicamente corretti ed uno per i reprobi. Quelli che possono tranquillamente essere inseriti nelle liste di proscrizione redatte dai padroni statunitensi e controfirmate dai maggiordomi italiani.
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