E così Zelenski, ospite al recente vertice dei G7 di Kiev, promette a Giorgia Meloni le liste degli italiani “fan di Putin”. Così dicono i grandi Media. E non abbiamo motivo di dubitare della loro parola.
In fondo, i nostri giornalisti “sono uomini d’onore” come dice il Marco Antonio di Shakespeare, parlando di Bruto e Cassio, nell’orazione funebre per Cesare.
Peccato che la notizia sia passata senza commenti. Come se fosse una cosa normale che i Servizi Segreti di un paese, l’Ucraina, – guidati dal signor Budanov- preparino elenchi di “nemici” da inviare a “qualcuno” nel nostro. E che il nostro Presidente del Consiglio accetti questo, senza fare una piega.
Normale, normalissimo… un semplice scambio di informazioni tra alleati e amici.
Ma a cosa dovrebbero servire tali elenchi, non se lo chiede nessuno?
E, soprattutto, nessuno dice, o ha il benché minimo sospetto che questo violi due principi fondamentali, sia della nostra Costituzione che del Diritto internazionale?
Il principio della libertà d’opinione, innanzi tutto. Perché, evidentemente, è normale stilare elenchi di coloro che, per le più diverse ragioni, avanzano qualche dubbio su questa guerra… o, piú semplicemente, hanno manifestato qualche riserva sulle cause che l’hanno scatenata. E sulle ragioni (o interessi) perché si vuole che continui. Nonostante le decine di migliaia di morti.
E poi il principio della Sovranità Nazionale. Che il capo di un governo o di uno Stato dovrebbe difendere con le unghie e con i denti. Non accettando che “altri” si permettano di stilare liste di proscrizione dei suoi cittadini.
Ho usato, non a caso, le parole “liste di proscrizione”. Che richiamano uno dei momenti più foschi della Storia Romana. Le guerre civili. Quando, a partire dallo scontro tra Mario e Silla, cominciarono, da entrambe le parti, a venire redatte liste di “inimici”. Ovvero di nemici personali di uno dei due contendenti. Che venivano additati al pubblico linciaggio. Chiunque poteva privarli dei loro beni, impossessandosene. Renderli schiavi. Chiunque poteva ucciderli senza doverne rispondere davanti alla legge.
La storia la ricorda come la peggiore delle infamie.
E il termine “proscritti” venne, molto tempo dopo, ripreso da Ernst von Salomon. In uno straordinario romanzo – in parte autobiografico – che racconta la disgregazione dell’Impero tedesco dopo la Grande Guerra. E la tragedia della Repubblica di Weimar.
Ma qui non siamo di fronte a Gaio Mario e Lucio Cornelio Silla, entrambi, certo, con le mani lorde di sangue. Ma, altrettanto certamente, entrambi grandi.
Siamo di fronte ad un comico da avanspettacolo di quart’ordine, portato al “potete” da burattinai dell’alta finanza. E che si permette di stilare liste di proscrizione di italiani. Senza, va notato, che altri facciano lo stesso dalla parte opposta. Una cosa che definire vergognosa sarebbe mero eufemismo.
E tutti tacciono. Anche chi, sentendosi dire certe cose, avrebbe dovuto immediatamente intervenire.


