C’era una volta Montmartre, c’era la Rive Gauche. E a Firenze, alle Giubbe Rosse, si ritrovavano futuristi e intellettuali protagonisti del Novecento. C’erano le osterie di Strapaese. E, come ha ricordato su Èlecto Adriano Segatori, c’era la Scuola di Francoforte. Al di là del giudizio sui risultati ottenuti, anche deleteri come nel caso di Francoforte, tutta questa sorta di cenacoli culturali ha lasciato delle impronte. Così come altri celebri raggruppamenti di intellettuali: scrittori, pittori, musicisti, gente di teatro e poi di cinema, architetti.
Discussioni, a volte feroci, da cui scaturivano idee. E, dalle idee, le opere. In fondo tutta la cultura europea è stata influenzata da questi gruppi che eleggevano il loro luogo di ritrovo e di riconoscimento. Luoghi che non esistono più, come non esiste più la cultura europea, neppure di nicchia. Perché è venuto meno il confronto, lo scambio di idee.
Inevitabile. Perché, per far parte di un gruppo di intellettuali, quale che fosse, dovevi essere riconosciuto come tale. Non dalla critica compiacente ma dai colleghi. A volte invidiosi, gelosi del successo altrui, ma in grado di riconoscere il valore, la capacità.
Adesso ci sono i talent. Dove non conta la qualità, la professionalità, ma solo la visibilità. Come per i piatti instagrammabili dei ristoranti. Merce, non idee. Prodotti da vendere, non intellettuali, non artisti. Due sedicenti intellettuali della stessa area non fanno sistema ma fanno polemica. Nessuno sarebbe disposto a condividere un tavolo al bar per discutere di arte, di letteratura, di musica. Meglio litigare sui social senza confrontarsi sulle idee.
L’Europa non può sopravvivere senza idee, senza cultura. Essersi prostituiti per diventare Occidente è stato un errore colossale. Aver accettato la non cultura woke è stato un suicidio. Significa aver rinunciato prima all’anima e poi persino alla capacità di incidere sul pensiero. Ma pare che alla politica italiana vada bene così. Meglio regalare un po’ di soldi a rapper e trapper dall’encefalogramma piatto piuttosto di avere a che fare con qualcuno in grado di pensare.


