L’Occidente collettivo e altre bagatelle

13 Febbraio 2024

 

 

La geopolitica – insegna Ernesto Massi – è scienza crudele. Perché ti mostra la realtà delle cose così come sono. Senza infingimenti.

 

Quando Massi – l’ultimo, grande, geopolitico italiano – insegnava e scriveva, la Scienza Crudele, la geopolitica, non era affatto di moda. Anzi, fino a pochi decenni fa, veniva bollata come una pseudo-scienza, oscura, che per di più emanava un odore sulfureo di… nazismo.

Oggi, al contrario, la geopolitica è venuta di gran moda. E in tanti se ne riempiono la bocca, più o meno a sproposito. Geopolitici improvvisati, e autoproclamati con titoli accademici di non si sa ben qual valore… giornalisti che, in genere, sono più esperti delle mises delle cantanti di Sanremo che di concetti come Isola del Mondo o Heartland. Rampanti giovinotti/e che forse hanno sentito nominare McKinder ed anche Hausofer ma, probabilmente, credono che Kjellen sia il centravanti della Finlandia, e Ratzel un golfista australiano…

 

Ma, soprattutto, il linguaggio, più o meno massacrato, della Scienza Geopolitica, sta cominciando e compenetrare la retorica dei politici.

E così avviene che un Presidente argentino, neoeletto – fino a ieri noto per le sue sceneggiate con una motosega in mano e un lessico tale da fare sembrare un fine retore (per non parlare dell’intelligenza politica) il nostro vecchio Bossi – vada in visita a Gerusalemme.

E lì, dopo essersi fatto fotografare mentre versa copiose lacrime al Muro del Pianto (il che, visto che il nostro ha origini italiane e neppure una jota di sangue ebraico, per un ebreo osservante dovrebbe sembrare come una offesa o presa in giro), si slancia in in alati discorsi.

 

Sostegno ad Israele nella guerra di Gaza. Ovvio e scontato. Ma poi, Milei si mette a fare il teorico, utilizzando categorie (che crede) proprie della geopolitica.

 

E parla di un Occidente Collettivo. Di cui Israele sarebbe, ovviamente, parte integrante… ma non è questo che ci interessa. Piuttosto l’affermazione di questa categoria, che da un po’ sentiamo utilizzare da più pulpiti.

 

Occidente Collettivo. Che significa? Dal punto di vista squisitamente geografico, non significa alcunché. Un nulla assoluto.

Perché già il concetto di Occidente, puro e semplice, è, di per sé, opinabile.

 

Spengler, quando parla di Crepuscolo dell’Occidente, si riferisce all’Europa. Dimensione, anzi Continente spirituale assediato dai “barbari” trionfanti. Ad oriente i russi. Ad ovest gli americani. Entrambi non parte della sua idea di Occidente. Anzi, proprio coloro che stanno per distruggerlo.

 

Molti anni dopo, Geminello Alvi, economista geniale ed anomalo, definisce Profondo Occidente l’America. O meglio, gli Stati Uniti. Differenziandoli dalla nostra, vecchia, Europa occidentale… una concezione, anch’essa primariamente culturale, che deriva dal pensiero di Rudolf Steiner.

 

Due brevi accenni per dire una cosa molto semplice. Il concetto di “Occidente Collettivo” è invenzione tutta recente. Che vuole raccogliere in una sorta di unità tutto ciò che corrisponde a dei precisi modelli sociali e politici. Quelli della anglosfera. Per semplificare, quelli voluti a tutti i livelli – politici, sociali, culturali… – dalle élite economiche che dominano a Wall Street, City e dintorni. I compagni di Davos, per intenderci.

Modelli, voglio precisare, che non sono i nostri. Ma neppure quelli dei, comuni, cittadini statunitensi e britannici. Pur con tutte le differenze, storiche e culturali, che ci separano.

 

Nulla a che fare,comunque, con le categorie proprie della geopolitica. Che si fondano, sempre e solo, sulla realtà più cogente. Quella geografica. Quindi della Natura.

 

Cos’è, dunque, questo Occidente Collettivo?

Un’astrazione che contiene, anzi cela, un bel po’ di roba. Dal turbocapitalismo finanziario avulso dalla Ricchezza delle Nazioni (e avverso ai concetti di nazioni e popoli) al malthusianesimo ideologico che vuole decimare la popolazione mondiale. Da un’idea oligarchica del potere (travestita di dialettica democratica) alla cultura Woke. Ovvero alla negazione della Storia e delle diverse storie.

Da un ambientalismo anti-umano (e strumentale) alle predilezioni sessuali di minoranze elevate a nuovi modelli etici…

 

Bagatelle, in fondo. Che ci stanno, però, portando al massacro.

Intanto, il sig. Milei, dopo Gerusalemme, va a Roma.

Da papa Francesco.

Il cappellano del nuovo Occidente Collettivo.

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