La paradossale ipocrisia del potere nell’Occidente collettivo. In Italia, in Francia, in Germania tutti gli imprenditori si lamentano perché il ceto medio ha drasticamente ridotto i consumi. A causa dell’inadeguatezza delle retribuzioni pagate dagli imprenditori che si lamentano. E i governi continuano a tartassare proprio il ceto medio, impoverendolo e proletarizzandolo progressivamente.
Ma è ancora più assurda la situazione negli Usa. Entrambi i candidati alla presidenza hanno scelto, come vice, dei personaggi che dovrebbero essere in grado di recuperare i voti del ceto medio nordamericano. Impoverito dalle scelte di Trump a favore dei più ricchi e dalle politiche di Biden sulla scena internazionale che si sono ripercosse proprio sul ceto medio. Che, non a caso, si è drasticamente ridotto anche numericamente. E che, nel complesso, ha registrato una crescita economica percentualmente pari alla metà di quella dei più ricchi.
Il Sud globale, al contrario, sta cercando di far crescere il ceto medio in ogni Paese. Al di là delle posizioni ideologiche e delle alleanze strategiche. Perché il ceto medio garantisce quei consumi che trainano la produzione interna. Mentre le scelte neomeloniane di procedere con bonus e mance agli evasori ed ai migranti più o meno regolari, insieme ai veri poveri italiani, porta soltanto all’acquisto di prodotti a basso costo ed infima qualità arrivo dall’estero. È la decrescita infelice.
È evidente che l’Occidente Collettivo ritiene superato il modello economico sociale che comprende il ceto medio. Non serve più quella sorta di cuscinetto per proteggere gli oligarchi dalla rabbia degli sfruttati. Bastano i sempre più sofisticati metodi di repressione. O l’imbonimento mediatico per menti obnubilate.
Mentre il ceto medio si è ormai rassegnato al silenzio o, tutt’al più, al mugugno. Non un’idea, non una proposta, non un centesimo investito per costruire un’alternativa al sistema che lo sta stritolando. La borghesia che era stata in prima fila nella Rivoluzione francese e nel Risorgimento italiano, nelle battaglie della prima guerra mondiale, ha ormai rinunciato ad ogni tentativo di protagonismo. Si è rifugiata nelle “buone cose di pessimo gusto”, ma in realtà il pessimo gusto è rimasto e le cose non sono più tanto buone.
Si fanno studiare i figli affinché se ne vadano all’estero, si riducono le spese, ci si ritrova tra vecchi amici ingrigiti ed intristiti. E si guardano con rabbia mista a stupore le interviste ai vertici delle associazioni di categoria che si lamentano perché il ceto medio non spende più i soldi che non ha più.
L’Occidente collettivo elimina il ceto medio costringendolo alla decrescita infelice
La paradossale ipocrisia del potere nell’Occidente collettivo. In Italia, in Francia, in Germania tutti gli imprenditori si lamentano perché il ceto medio ha drasticamente ridotto i consumi. A causa dell’inadeguatezza delle retribuzioni pagate dagli imprenditori che si lamentano. E i governi continuano a tartassare proprio il ceto medio, impoverendolo e proletarizzandolo progressivamente.
Ma è ancora più assurda la situazione negli Usa. Entrambi i candidati alla presidenza hanno scelto, come vice, dei personaggi che dovrebbero essere in grado di recuperare i voti del ceto medio nordamericano. Impoverito dalle scelte di Trump a favore dei più ricchi e dalle politiche di Biden sulla scena internazionale che si sono ripercosse proprio sul ceto medio. Che, non a caso, si è drasticamente ridotto anche numericamente. E che, nel complesso, ha registrato una crescita economica percentualmente pari alla metà di quella dei più ricchi.
Il Sud globale, al contrario, sta cercando di far crescere il ceto medio in ogni Paese. Al di là delle posizioni ideologiche e delle alleanze strategiche. Perché il ceto medio garantisce quei consumi che trainano la produzione interna. Mentre le scelte neomeloniane di procedere con bonus e mance agli evasori ed ai migranti più o meno regolari, insieme ai veri poveri italiani, porta soltanto all’acquisto di prodotti a basso costo ed infima qualità arrivo dall’estero. È la decrescita infelice.
È evidente che l’Occidente Collettivo ritiene superato il modello economico sociale che comprende il ceto medio. Non serve più quella sorta di cuscinetto per proteggere gli oligarchi dalla rabbia degli sfruttati. Bastano i sempre più sofisticati metodi di repressione. O l’imbonimento mediatico per menti obnubilate.
Mentre il ceto medio si è ormai rassegnato al silenzio o, tutt’al più, al mugugno. Non un’idea, non una proposta, non un centesimo investito per costruire un’alternativa al sistema che lo sta stritolando. La borghesia che era stata in prima fila nella Rivoluzione francese e nel Risorgimento italiano, nelle battaglie della prima guerra mondiale, ha ormai rinunciato ad ogni tentativo di protagonismo. Si è rifugiata nelle “buone cose di pessimo gusto”, ma in realtà il pessimo gusto è rimasto e le cose non sono più tanto buone.
Si fanno studiare i figli affinché se ne vadano all’estero, si riducono le spese, ci si ritrova tra vecchi amici ingrigiti ed intristiti. E si guardano con rabbia mista a stupore le interviste ai vertici delle associazioni di categoria che si lamentano perché il ceto medio non spende più i soldi che non ha più.
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