Mentre l’Occidente Collettivo era impegnato a sostenere la nuova ennesima aggressione israeliana contro il Libano, a San Pietroburgo si riunivano i rappresentanti dei Brics per preparare il vertice dell’organizzazione previsto per fine ottobre a Kazan, in Russia. Ma, nel frattempo, hanno messo a punto le strategie di quella che è ormai, a livello di popolazioni coinvolte, la più grande organizzazione mondiale.
Destinata, per altro, a crescere ulteriormente. Perché sono 35 i Paesi che hanno chiesto di aderire. Dall’Asia, all’Africa, all’America Latina. E, tra loro, anche la Turchia, membro della NATO.
Certo, l’Occidente Collettivo continua a dimostrare la superiorità tecnologica, a partire dal terrorismo di stato di Israele. Però più va avanti e più il mondo si ribella. Non riesce a farlo ancora con le armi. Ma a livello commerciale ed economico gli effetti iniziano a vedersi. E a San Pietroburgo è andato in onda il confronto per la costruzione di un futuro multipolare e, dunque, alternativo al doppiopesismo occidentale, allo sfruttamento, alle minacce ed alle sanzioni.
Un mondo che non ne può più delle menzogne di un Occidente che parla di pace e intanto stermina donne e bambini in Libano ed a Gaza. Di un Occidente che vieta le esportazioni di tecnologie avanzate in Cina e poi frigna se la Cina, per ritorsione, taglia le esportazioni di materiali per produrre queste tecnologie.
Ovviamente per i Brics non sarà facile raggiungere un’intesa complessiva. Il predominio di Pechino sotto l’aspetto commerciale non può entusiasmare Nuova Delhi. Egitto ed Emirati hanno interessi diversi in Africa. E la stessa Russia non impazzisce di gioia per il crescente ruolo cinese in Asia centrale. Però è chiaro a tutti che, per crescere, è indispensabile tagliare le unghie all’Occidente che pretende ancora di imporre le proprie regole al mondo intero.
E tra un mese, a Kazan, ci saranno tutti. Putin, padrone di casa, insieme a Xi Jinping e Narendra Modi. Consapevoli che, nel frattempo, l’Occidente Collettivo sarà impegnato a massacrare altri bambini ed altre donne a Gaza, in Libano, magari anche in Siria e Iran.


