Un Paese di idioti. L’Ocse boccia clamorosamente l’Italia sia per la capacità della popolazione di comprendere un testo anche semplice – in quella lingua strana che è l’italiano – sia per le competenze matematiche. In realtà non è neppure clamorosa, la bocciatura, poiché è identica a quella degli scorsi anni.
Dunque cosa non funziona? Il QI? Ma è considerato in calo in tutto il mondo, non solo in Italia. Ed allora è la scuola? Probabilmente sì, anche se qualcuno ha già approfittato della sentenza dell’Ocse per chiedere più soldi pubblici per finanziare i corsi di formazione aziendale. Che non c’entrano nulla, ma quando c’è da dare l’assalto al denaro dei contribuenti l’assalto alla diligenza è molto affollato.
Dunque meglio tornare alla scuola. Cosa non funziona? Tutto, considerando i risultati. I programmi, gli insegnanti, il rapporto con le famiglie. E, al di là di tutto, gli studenti. Paurosi, come ha evidenziato il rapporto del Censis. Viziati, incapaci di affrontare le difficoltà, anche piccole, perché abituati ad adulti che le eliminano a casa ed a scuola. Una critica, un commento negativo, si trasformano in una crisi esistenziale.
Per evitare frustrazioni si eliminano voti e bocciature. Per evitare che qualcuno si senta discriminato i programmi sono semplificati. Le classi procedono alla velocità dei peggiori, peggiori per carenze intellettive o semplicemente per pigrizia.
Su queste basi come si può pretendere che i risultati siano migliori? E come si può pensare di rilanciare un Paese con laureati ignoranti, timorosi, incapaci di confrontarsi con la realtà?
L’Ocse boccia la scuola e gli studenti italiani
Un Paese di idioti. L’Ocse boccia clamorosamente l’Italia sia per la capacità della popolazione di comprendere un testo anche semplice – in quella lingua strana che è l’italiano – sia per le competenze matematiche. In realtà non è neppure clamorosa, la bocciatura, poiché è identica a quella degli scorsi anni.
Dunque cosa non funziona? Il QI? Ma è considerato in calo in tutto il mondo, non solo in Italia. Ed allora è la scuola? Probabilmente sì, anche se qualcuno ha già approfittato della sentenza dell’Ocse per chiedere più soldi pubblici per finanziare i corsi di formazione aziendale. Che non c’entrano nulla, ma quando c’è da dare l’assalto al denaro dei contribuenti l’assalto alla diligenza è molto affollato.
Dunque meglio tornare alla scuola. Cosa non funziona? Tutto, considerando i risultati. I programmi, gli insegnanti, il rapporto con le famiglie. E, al di là di tutto, gli studenti. Paurosi, come ha evidenziato il rapporto del Censis. Viziati, incapaci di affrontare le difficoltà, anche piccole, perché abituati ad adulti che le eliminano a casa ed a scuola. Una critica, un commento negativo, si trasformano in una crisi esistenziale.
Per evitare frustrazioni si eliminano voti e bocciature. Per evitare che qualcuno si senta discriminato i programmi sono semplificati. Le classi procedono alla velocità dei peggiori, peggiori per carenze intellettive o semplicemente per pigrizia.
Su queste basi come si può pretendere che i risultati siano migliori? E come si può pensare di rilanciare un Paese con laureati ignoranti, timorosi, incapaci di confrontarsi con la realtà?
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