L’ombra della Guerra

11 Aprile 2025

 

 

Marya Zakharova, portavoce del Ministero degli Esteri russo, non sembra avere dubbi.

In una riunione, Francia, Gran Bretagna ed Ucraina avrebbero discusso di un intervento militare congiunto per respingere i russi. Probabilmente nella zona di Odessa, che rappresenta il, vitale e strategico, sbocco sul Mar Nero.

L’intervento dovrebbe essere portato avanti da ciò che resta dei reparti speciali ucraini, insieme a forze franco-inglesi, per l’occasione mascherate e/o fatte passare come “consulenti”.

 

Tuttavia, detta riunione si sarebbe conclusa senza una decisione definitiva, lasciando interdetto Zelensky. Ove “interdetto” è mero eufemismo per dire “furente”.

Tutto, comunque, rinviato ad un prossimo summit riservato.

 

A margine, la Zakharova ha fatto notare che, per Mosca, questa equivarrebbe, comunque, ad una aperta dichiarazione di guerra da parte di Gran Bretagna e Francia. Con tutte le conseguenze del caso. Che non ha spiegato, ma che credo non sia difficile immaginare.

 

La notizia, filtrata appena dalla cortina di spessa nebbia dei nostri Media, ci dovrebbe fare riflettere. Oltre che, naturalmente, preoccupare. E molto.

Nonostante la presa di posizione di Washington, dove Trump vuole arrivare ad un accordo con Putin e si sta adoperando per riuscirci, due, grandi, paesi della NATO, Gran Bretagna e Francia, sembrano intenzionati a tirare dritto. Per giungere allo scontro frontale con Mosca.

 

Non da soli, almeno formalmente. Perché, su questa via pericolosa, hanno il pieno sostegno della Polonia, e quello, ancora da definire con il nuovo governo stile “Brancaleone” della Germania. Per non parlare, poi, dei Baltici. Che, però, militarmente e numericamente, contano poco più di San Marino.

 

L’esitazione, che ha lasciato furente e disperato Zelensky, va però osservata e compresa attentamente. Perché è la spia dei dubbo, tutt’altro che filosofico, un cui si trovano i governi di Londra e Parigi.

 

Dubbi che nascono dalla, lucida, coscienza di non essere assolutamente In grado di reggere un eventuale scontro frontale con la Russia. Perché una cosa è inviare reparti speciali – magari sotto mentite spoglie – nell’area del conflitto, tutt’altra trovarsi a reggere all’urto frontale dell’esercito russo. Forte, si badi bene, di circa tre milioni di uomini. Fino ad ora impiegati in minima parte, per la volontà del Cremlino di evitare la guerra aperta con la NATO.

E questo necessariamente ci riporta a Trump. Che, chiaramente, non vuole la guerra con Mosca. Ed anzi si sta adoperando per ricostruire i buoni rapporti con Putin. Lo sta facendo a modo suo, naturalmente…ma lo sta facendo.

Ed è evidente anche ad un cieco che non è disposto a farsi dettare “regole di guerra” da francesi ed inglesi. Che considera ben poco. Anzi, per quanto riguarda Macron, meno di niente.

 

Di qui l’incertezza di Londra e Parigi. Che hanno sposato, probabilmente per ragioni diverse, il partito del conflitto ad oltranza con Mosca. Ma che non sanno come gestirlo senza l’appoggio di Washington.

 

Perché si potrebbe tradurre, per loro, in un disastro di proporzioni inimmaginabili. Senza neppure mettere in conto la minaccia cinese di intervenire a fianco della Russia.

 

Però non si placano. Scontentando la marionetta Zelensky, hanno scelto una posizione attendista.

Ma attesa di che cosa?

 

Che Trump cambi opinione e si schieri in loro? Difficile anche solo immaginarlo.

Oppure che lo “Stato profondo” elimini l’attuale Presidente statunitense, che sta dando loro notevoli grattacapi.

 

Difficile, come dicevo, capirlo. Tuttavia, se fossi Trump, mi preoccuperei. E starei molto, ma molto, in guardia.

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