L’Opera da… due soldi

6 Febbraio 2024

 

 

Ho in mano due monete. Dieci centesimi di euro. E le vecchie dieci lire coniate dalla Zecca Italiana oltre trentacinque anni fa.

 

Le osservo, una accanto all’altra, nel palmo. Sono molto diverse già al primo sguardo. Una, la lira , è argentea. E più larga. Mi sembra anche più sottile. l’Euro, i dieci centesimi, appare più piccola. E dorata.

 

Argento ed oro. Avrebbe un senso…simbolico. in fondo il cambio era a 1.936,27 lire per euro. Quindi, questi dieci centesimi dovrebbero valere…

 

Ma questo non è un articolo di politica monetaria. E, poi, è storia vecchia. Un cambio lira/euro assolutamente folle… accettato con incoscienza… o forse con cattiva coscienza. L’illusione popolare che la nuova moneta portasse ricchezza. E fu il contrario esatto. Il Mago Ciampi che, dal suo studio nella Banca d’Italia, assicurava che non ci sarebbe stata inflazione alcuna… quando qualsiasi studentello di storia economica sapeva perfettamente che ogni cambio di divisa monetaria, anche il piu oculato e vigilato (si pensi a quello fra vecchi e nuovi franchi), è sempre stato causa di inflazione… il sorriso, soddisfatto, di Prodi. Quello del gatto che ha mangiato il canarino… la, diciamo così, leggerezza di Berlusconi, che nulla fece per vigilare l’impennata dei prezzi… un paese condotto al disastro e impoverito nel giro di pochi mesi…

Storia vecchia, appunto. E a nulla vale rivangare, ora, quanto accadde venticinque anni fa. Il gioco delle accuse, delle colpe e delle discolpe, lascia il tempo che trova. E, sinceramente, non mi interessa…

 

Però ho in mano queste due monete…

E i dieci centesimi di Euro non mi dicono nulla. L’incisione, sul retro, rappresenta solo uno dei paesi associati alla comunità monetaria. Null’altro. Nessun riferimento ad una Europa concepita come unità politica. E culturale. Solo la moneta. Il sogno, delirante, dei “monetaristi”, che si è tradotto nell’incubo burocratico in cui siamo costretti.

 

Ho tempo, oggi… e cerco dei ricordi che si colleghino a questa moneta. Mi rendo conto della loro totale assenza. I dieci centesimi, sono solo dieci centesimi. E non comprano nulla. Praticamente, solo un peso nel borsellino.

 

Guardo le dieci lire… e subito mi torna in mente quando, bambino, andavo da Fulvio, il lattaio. Era inizio primavera, e Fulvio faceva i primi gelati. Due gusti solo: panna e cioccolato. Un cono, dieci lire.

 

E i distributori di caramelle o gomme da masticare alle giostre. Dieci lire. Si inserivano nella fessura, si girava la manopola…

 

Questa monta, queste 10 lire, è ricordare. Episodi della vita. Frammenti… sentimenti ed emozioni…

Per forza, sei vecchio… dirà il Direttore. Ma non è solo questo. La moneta, un tempo, non era solo il suo potere di acquisto.. che, per altro, è evidente come sia nettamente sbilanciato a favore della vecchia lira… era, anche, forse soprattutto, memoria corale. Di un popolo, di una nazione. Elemento non solo di indipendenza, ma di identità.

 

Guardo le 10 lire. Le giro e rigiro. Da un lato la spiga. Dall’altro l’aratro.

Evoca l’immagine di un altro paese. Di una diversa Italia. Un’Italia dove la maggiore ricchezza era la terra. Ed era ricchezza reale. Grano, viti, ulivi… allevamenti di animali…

 

Un’Italia più semplice e frugale. Ma non più povera, come si crede. Perché la vera miseria è quella odierna. Urbana, solitaria. Tormentata da ambizioni astratte. E da bisogni artificiali.

 

La vecchia 10 lire, con il grano e l’aratro, ricorda una Tradizione. Quella della civiltà mediterranea, la nostra, con Dee Madri che erano rappresentate nelle spighe. Il dono che viene dalla Terra. E l’Eroe che ara. Che fa sì che la terra sia feconda. E dia frutto.

 

Fuori, lontano da qui (ma non poi così lontano, dopotutto) trattori marciano verso le città. È la protesta dei contadini, delle campagne contro un’Europa che vuole uccidere l’agricoltura. Sterilizzare la vita e rendere arida la Terra.

 

Guardo le vecchie dieci lire, ormai fuori corso da un quarto di secolo…

Chissà….

 

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